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Accesso al credito: strumento d`inclusione sociale

 Accesso al credito: strumento d`inclusione sociale
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Il Rapporto sull’accesso al credito degli stranieri, realizzato da Crif, evidenzia che la l’11 % di tale domanda nel 2013 è arrivata dagli italiani di 219 paesi esteri. Nel 2012 la percentuale era stata maggiore, l’ 11,9%, e questo confermerebbe che la crisi economica ha spinto gli immigrati a contrarre i consumi o a rimandare investimenti importanti a tempi migliori. La classifica vede al primo posto i cittadini rumeni, con il 21,1%, seguono gli Albanesi con il 5,9 %, i Marocchini con il 5,4%, Tedeschi, Filippini e Svizzeri al 4% e Peruviani con il 2,9%del totale. La quota di domande effettuate da moldavi, da ucraini, da cittadini dello Sri Lanka e dell’Ecuador è compresa tra il 2,8% e il 2,4%, mentre quella di senegalesi, indiani e cittadini del Bangladesh si attesta tra il 2,3% e il 2,0% del totale

La domanda di credito, rappresenta un aspetto di rilevanza cruciale nel processo di inclusione sociale dei nuovi Italiani, che non possono prescinderne per pianificare e sostenere i consumi della famiglia o per lo sviluppo di un’attività professionale. La diminuzione delle richieste di finanziamenti, è dovuta alla crisi economica in corso, che ha comportato per gli stranieri in Italia visto un aumento del rischio di perdere l’occupazione e una dinamica negativa delle retribuzioni, cosa che ha contribuito a determinare una contrazione dei consumi e una minor propensione all’investimento nell’acquisto dell’abitazione.

Una situazione particolare, è rappresentata dalla comunità cinese che nel ranking per numero di richieste di credito si colloca solamente al 29° posto, con una quota parte pari allo 0,9% del totale. Questo perché al circuito bancario tradizionale, i cinesi preferiscono forme di finanziamento alternative come cerchia familiare o amicale, comunque all’interno della proprio comunità. Il rapporto distingue anche i diversi tipi di domande di credito. Gli immigrati nel 2013 hanno mostrato una maggiore propensione verso i prestiti personali (40,3% contro il 28,4% degli Italiani), a scapito di una quota più contenuta di prestiti finalizzati (34,0% contro 37,6%) e di mutui (3,2% contro 5,0%).

Per il dettaglio dei dati, consulta il pdf presente in alto a destra

 

IL FENOMENO MIGRATORIO

La storia delle politiche migratorie italiane degli ultimi trent’anni è una storia di fallimenti, secondo Maurizio Ambrosini, docente di Sociologia delle migrazioni all'Università di MIlano e autore del libro "Immigrazione irregolare e welfare invisibile" edito da il Mulino. Malgrado il rafforzamento dei controlli e l’inasprimento delle sanzioni, in venticinque anni sono state approvate sette leggi di sanatoria, più altre misure di regolarizzazione non dichiarata, come i decreti flussi.

 
 
Il problema non è solo italiano: nonostante le dichiarazioni di segno contrario, in Europa nel complesso le misure di regolarizzazione di vario tipo sono piuttosto diffuse e ricorrenti, talvolta permanenti. Secondo il rapporto REGINE dell’ICMPD (2009), durante il periodo 1996-2008 soltanto 5 su 27 Stati membri dell’Unione europea non si sono dotati di politiche né di pratiche di regolarizzazione dei soggiornanti non autorizzati. Nell’Europa meridionale e segnatamente nel caso italiano, il fallimento della regolazione dell’immigrazione straniera trova un importante fattore esplicativo  nel funzionamento del nostro sistema di welfare: in modo particolare nella formazione di quello che può essere definito welfare parallelo, o invisibile.  Specialmente nell’Europa meridionale, il regime delle cure si organizza tuttora intorno al ruolo centrale delle famiglie, e più precisamente delle donne, come mogli e madri prima, come figlie di genitori anziani dopo. Alla crescita della partecipazione femminile al lavoro extradomestico non ha corrisposto né un adeguato sviluppo dei servizi pubblici, né una sufficiente ridistribuzione dei compiti all’interno delle famiglie.

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