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Assenteismo e furbetti del cartellino: c`è un cambiamento in atto?

La questione dei cosiddetti "furbetti del cartellino" viene continuamente alla ribalta. Ripercorrendo gli sviluppi normativ,dopo quanto realizzato da Brunetta con la riforma del 2009, il Governo è intervenuto nuovamente sulla questione attraverso la legge n. 124/15, denominata anche Legge Madia. Gli obiettivi sono principalmente due:

-colpire duramente la falsa attestazione della presenza in servizio accertata in flagranza ovvero mediante strumenti di sorveglianza o di registrazione degli accessi o delle presenze. Per falsa attestazione della presenza in servizio, intendiamo oltre quella realizzata mediante l'alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza, qualunque modalità fraudolenta posta in essere, anche avvalendosi di terzi, per far risultare il dipendente in servizio o trarre in inganno l'amministrazione presso la quale il dipendente presta attività lavorativa circa il rispetto dell'orario di lavoro dello stesso.

-a responsabilizzare maggiormente i dirigenti: per i dirigenti, ovvero, negli enti privi di qualifica dirigenziale, per i responsabili di servizio competenti, l'omessa comunicazione di cui all'ufficio competente, l'omessa attivazione del procedimento disciplinare e l'omessa adozione del provvedimento di sospensione cautelare costituiscono fattispecie disciplinare punibile con il licenziamento e costituiscono omissione d'atti di ufficio.

Nel caso in cui fosse accertata la falsa attestazione, il lavoratore sarà sottoposto ad un procedimento abbastanza rapido disciplinare che deve portare alla sospensione immediata, e una volta che si è instaurato il contraddittorio, una volta accertato questo comportamento, si ha il licenziamento disciplinare per giusta causa, senza preavviso.

Dalla riforma Brunetta alla legge Madia: cosa è cambiato?

Renato Brunetta, attraverso il decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, in attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni, aggiornò il Testo unico sul Pubblico impiego 165/01, intervenendo anche sulla fattispecie della falsa attestazione di presenza in ufficio che doveva essere sanzionata con il licenziamento senza preavviso. Cosa ha introdotto di diverso la Legge Madia?

1-La prima è l'obbligatorietà dell'azione disciplinare: nel momento in cui si viene resi adotti di questo comportamento, il dirigente preposto ha l'obbligo di attivare l'azione disciplinare.La mancata attivazione del procedimento, la mancata erogazione dell'eventuale sanzione successiva e anche l'omessa comunicazione alla Procura della Corte dei Conti, e al Pm, diventano fonte di responsabilità per questo dirigente.

2-Vi è anche l'eventuale responsabilità per il risarcimento del danno all'immagine della Pubblica Amministrazione in capo al lavoratore che ha commesso il fatto, ma anche una specificazione per cosa di deve intendere per falsa attestazione. Il decreto ci conferma che la falsa attestazione non è solo quella attivata direttamente dal soggetto, ma anche quella attivata attraverso soggetti terzi che parimenti saranno imputati del medesimo comportamento, finanche reato laddove esistono i presupposti.

Licenziamento dei "furbetti del cartellino": lo Statuto dei Lavoratori, in molti casi, non lo permette

Il dipendente pubblico colto in fragranza di reato è sospeso dal lavoro in 48 ore. Questo è uno dei punti qualificanti introdotti dai recenti decreti legislativi di Riforma della Pubblica Amministrazione varati dal Governo. Lo strumento, insieme ad altri, dovrebbe rendere la vita più difficile ai cosiddetti "furbetti del cartellino". Eppure, le cose non sono così semplici come si vuol far credere. In questo caso entra in gioco lo Statuto dei Lavoratori, e in particolare l'articolo 4 recentemente riscritto dal "Jobs Act", laddove disciplina la verifica da remoto - ossia con sistema di video-sorveglianza, comunemente usato quale strumento utile per attestare la fragranza di reato - della condotta del dipendente. Proprio in relazione all'utilizzo degli strumenti di video-sorveglianza, disciplinati dal citato articolo 4, in fase processuale e giudiziale potremmo avere risultati opposti rispetto alle finalità delle norme varate, e il licenziamento non sarebbe più attivabile. 
E' già capitato in diversi procedimenti processuali in cui a fronte di ampia documentazione video che attestava in modo inequivocabile il comportamento illecito del lavoratore non sì è potuto procedere al licenziamento. Illeciti documentati in modo inequivocabile con l'utilizzo delle telecamere di video-sorveglianza e che non hanno portato al licenziamento del dipendente colto in fragranza di reato. Le ragioni che possono inficiare il provvedimento di licenziamento nonostante la fragranza di reato provata con l'utilizzo delle telecamere di video-sorveglianza sono diverse. Per esempio, le prove raccolte non possono essere utilizzate nel processo perché raccolte in violazione della normativa vigente, oltre a questioni di natura organizzativa, gestionale e economica relativi ai costi di applicazione di controlli.

"Questo è un pezzo su cui occorre evidentemente ragionare-sottolinea l'avv. Rotondi- perché senza l'applicazione della sanzione lecita, è assolutamente irrilevante mettere alla gogna mediatica dei lavoratori che poi continueranno a prestare la propria attività alle dipendenze della Pubblica Amministrazione o di un privato".

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