Seguici    
Accedi

Effettua il LOGIN

Hai dimenticato la password?
REGISTRATI ADESSO!

oppure accedi tramite...

 

Aziende italiane: il 71% ha dipendenti stranieri provenienti da 45 paesi diversi

Il 71 per cento delle aziende italiane ha dipendenti stranieri provenienti da 45 paesi diversi: il 45% svolge mansioni esecutive mentre l’8% sono dirigenti. L’80% delle aziende non ha programmi di gestione delle differenze. Ecco tutti i dati di una recente ricerca AIDP svolta sui direttori del personale. Le nazionalità più presenti sono la Romania (30%), l’Albania (26%), il Marocco (24%), la Polonia (15%), la  Cina (11%), su 45 paesi di provenienza censiti.  Il 48% svolge mansioni  esecutive, il 25% impiegatizie, l’11% sono tecnici altamente  specializzati, il 10% quadri e l’8% sono dirigenti. La maggior parte dei  dipendenti è di religione cristiana, il 97%, mentre il 22% professa  l’islam, l’11% il buddismo, il 6% sono testimoni di Geova, il 4%  l’induismo e il 4% l’ebraismo, seguono con l’1% ciascuno il taoismo e lo  scintsimo. A questa domanda i direttori del personale hanno dato una  risposta multipla.

Questo il quadro generale fatto dall’’AIDP, la principale associazione  dei direttori del personale in Italia - attraverso una ricerca tra i direttori del personale sullo stato dell’arte per ciò riguarda la  gestione e valorizzazione delle differenza culturali, etniche, e religiose nelle aziende di qualsiasi settore e dimensione,  in termini  di differenze, criticità, iniziative e politiche presenti.

“Nel contesto italiano è ancora presente una visione parziale in merito alle differenze culturali, etniche e religiose – spiega Isabella Covili  Faggioli, Presidente AIDP -. Il fatto che la differenza sia poco riconosciuta, o non volontariamente ricercata, non significa che essa  non sia presente, che non debba essere gestita o che non possa  rappresentare una risorsa per l’organizzazione. La diversità è un valore di cui ogni organizzazione ha bisogno e di cui occorre prendersi  cura  in modo che tutte le persone  possano esprimere al massimo le loro  competenze permettendo  all'azienda di vincere le sfide e le  competizioni che l'aspettano".

L’80% delle aziende non ha in essere politiche specifiche di gestione  delle differenze culturali, religiose ed etniche. Per il 61% delle aziende che hanno risposto di non avere politiche specifiche la ragione  è nella mancanza di problemi a riguardo, per l’8% perché non ci sono risorse e per un altro 6% perché ci sono altre priorità. Le maggiori difficoltà riguardano quelle linguistiche (55%), 
l’incomprensione tra i colleghi (65%), il differente significato del  concetto di lavoro(49%), le esigenze alimentari (47%). Per contro, la  pausa per la preghiera (84%) oppure generiche discriminazioni (70%) non sono considerati aspetti critici. In generale, tuttavia, prevale una  logica di omogeneizzazione nelle aziende in cui la gestione delle differenze non è ancora adeguatamente utilizzata anche in chiave di  sviluppo del business rispetto all’accesso a nuove mercati esteri per esempio.

Tags

Condividi questo articolo

Inserisci il codice nel tuo articolo