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Brexit: cos`è e i suoi effetti

 Brexit: cos`è e i suoi effetti

Con il termine Brexit si indica l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea che è stata sancita dal referendum del  23 giugno 2016,  con la maggioranza del fronte del "Leave", che, con il 52% delle preferenze, ha vinto rispetto al 48% dei "Remain". E ora quale sarà il futuro della Gran Bretagna? L'affluenza alle urne è stata del 72.2%, David Cameron ha annunciato le sue dimissioni da premier britannico, ma ha assicurato che lo sarà ancora per i prossimi tre mesi e che verrà organizzata in ottobre l'elezione del nuovo leader del partito conservatore. 

Come comunica il Mef, si è tenuta oggi alla una riunione telefonica dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali del G7, da cui è emerso rispetto per la decisione popolare del Regno Unito di uscire dall’Unione europea e fiducia nella capacità delle autorità britanniche di gestire le conseguenze del referendum. I ministri finanziari del G7 riconoscono che la volatilità dei mercati può avere implicazioni per la stabilità economica e finanziaria ma ricordano che le banche centrali stanno assicurando ai mercati la liquidità necessaria a favorirne il regolare funzionamento. Nel suo insieme il G7 conserva la propria unità e la capacità di cooperare per stabilità finanziaria.

Le reazioni alla Brexit

Nell'Irlanda del Nord, dove il 56% della popolazione ha votato per il Remain, e   lo Sinn Fein, il partito repubblicano, attraverso il suo presidente Declan Kearney, richiede un referendum per l'unione con l'Irlanda:"Il governo britannico ha perso ogni mandato per rappresentare gli interessi economici e politici della gente in Irlanda del Nord".

E mentre l'Irlanda del Nord chiede una consultazione per l'annessione all'Irlanda, la Scozia si batte su due fronti: la richiesta di un nuovo referendum per l'indipendenza dalla Gran Bretagna e la volontà di rimanere nell'Ue, come sottolinea la premier Nicola Sturgeon:"Farò tutto il possibile perché la Scozia resti nell’Unione Europea e nel mercato unico". Il Governo scozzese si riunirà sabato per discutere della Brexit in dettaglio e cercherà inoltre di avere discussioni dirette con le istituzioni europee, con in particolare il presidente della Commissione Ue "nei tempi più brevi" e con i singoli Stati membri per "chiarire che la Scozia ha votato per restare nella Ue e per discutere tutte le opzioni", infatti ben il 68% degli scozzesi ha votato per il "Remain".

"I Britannici hanno espresso il desiderio di uscire dall'UE. Ci dispiace ma rispettiamo la decisione" : così il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, ha parlato al termine del vertice con i presidenti Donald Tusk (Consiglio Europeo), Martin Schulz (Europarlamento) e Mark Rutte (Consiglio Ue).

"Ora potremmo cantare il nostro inno senza che Bruxelles ci dica che è sbagliato", ha detto il leader dell'Ukip, il partito indipendentista della Gran Bretagna, Nigel Farage commentando l'andamento dello spoglio. È "una vittoria della gente vera, una vittoria della gente ordinaria, una vittoria della gente per bene. Abbiamo lottato contro le multinazionali, le grandi banche, le bugie, i grandi partiti, la corruzione e l'inganno", ha detto Farage, che ha definito il 23 giugno come l'Independence Day della Gran Bretagna.

La cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha definito la Brexit un "taglio netto, un colpo all'Europa e al processo di integrazione europea". La Merkel ha ricordato però che proprio l'Ue negli ultimi cinquant'anni è stata capace di "garantire la pace europea dopo secoli di violenza".
"Il mondo - ha aggiunto - è in una fase di scompiglio: in Europa oggi sentiamo gli effetti di guerre costate la vita a tantissime persone, guerre che hanno costretto tante persone a lasciare i loro Paesi". La cancelliera ha auspiscato un'analisi "fredda e composta" dell'accaduto. "La Ue è un garante per la pace, il benessere e la stabilità. Le sfide di oggi sono troppo grandi per farcela da soli. Insieme possiamo affermarci nella competizione globale".

Il presidente francese Francois Hollande ha detto "Il voto britannico rappresenta un test impegnativo per l'Europa, una scelta dolorosa. Non può più fare come prima e si deve concentrare sull'essenziale".

Il presidente del Parlamento Ue, Martin Schulz, ha sottolineato "I negoziati per gestire l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea cominceranno presto, il rapporto tra Ue e Uk è stato sempre ambiguo", ha detto lo stesso Schulz, che ha aggiunto: "Il Regno Unito ha deciso di andare per la propria strada, penso che i dati economici questa mattina mostrino che sarà una strada molto difficile".

Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, alla Cnn, afferma: "C'è il rischio di un effetto domino. Quanto accaduto "è responsabilità collettiva della classe politica europea" e dimostra che "serve più leadership, serve una visione che vada oltre l'attuazione delle regole esistenti che sono buone ma che devono essere attuate in un modo che prenda in considerazione obiettivi come la crescita, la creazione di occupazione e la solidarietà".

Padoan rileva dunque come ci sia "un sentimento diffuso che l'Europa debba essere profondamente riformata e che , in caso contrario, sia meglio uscire dal gioco, ma penso sia la risposta sbagliata". E' necessario che "coloro i quali credono che l'Europa sia parte della soluzione devono fare di più per metterla in pratica e per progettarla" visto che "per una larga parte della popolazione europea e degli elettori non solo nel Regno Unito, l'Europa sembra essere parte del problema piuttosto che parte della soluzione e questo è preoccupante". Come politici, conclude, "su questo aspetto abbiamo una grande responsabilità".Inoltre in una nota del Mef si rassicura sul fatto che "l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea avrà effetti comunque limitati sull'economia reale italiana. La solidità dei fondamentali delle imprese tornerà presto a prevalere sulla volatilità dei mercati finanziari".

Anche Papa Francesco si è espresso in merito all'esito del referendum sottolineando:"E' stata la volontà espressa dal popolo. Questo richiede a tutti noi una grande responsabilità per garantire il bene del popolo del Regno Unito e anche il bene e la convivenza di tutto il continente europeo. Questo mi aspetto".

Brexit: il parere di due economisti 

Ma quali saranno le conseguenze per l'Europa, e non solo? Lo abbiamo chiesto, prima dell'esito del referendum, a due esperti, nel corso di uno degli incontri del Festival dell'Economia di Trento 2016: Sergio Fabbrini, direttore Luiss School of Government e John Lloyd, editorialista del “Financial Times” e de “la Repubblica”.

 

Per Fabbrini, questo referendum è il risultato del trionfo dell'ambiguità sia sul versante britannico  che sul versante europeo. "Per molto tempo gli inglesi hanno fatto pensare che volevano o potevano essere, parte di un progetto di integrazione europea che aveva una natura politica necessariamente, ma nei fatti la loro diffidenza è stata costante: il loro tentativo di abbassare e di alleggerire il processo di integrazione è stato ripetuto. La Gran Bretagna è interessata all'Unione Europea solo dal punto di vista economico, perché la considera un grande mercato.

Ma l'ambiguità c'è stata anche sul versante europeo: l'idea di avere un unico processo di integrazione a cui tutti i paesi membri dell'Ue potessero partecipare, anche se andavano nella stessa direzione con velocità diverse, è diventata una sorta di ideologia  a Bruxelles. Quest'ultima ha faticato a prendere atto che i paesi che costituiscono l'UE hanno interessi diversi, finalità diverse, che per alcuni paesi l'Europa è un mercato per altri è una politica  e queste due ambiguità si sono aiutate reciprocamente. Poi, ad un certo punto è esplosa la reazione interna: la nascita del Partito Indipendentista ha reso evidente che la Gran Bretagna non vuole stare dentro il processo politico e dall'altra parte le ripetute crisi dell'Europa, da quella dell'Euro a quella dell'immigrazione hanno mostrato che l'Europa non è unita che deve fare sempre più con le proprie divisioni interne. Quindi si è arrivati a questo referendum senza soluzione, come se Londra e Bruxelles fossero ormai in un vicolo cieco.

Quale può essere allora la via d'uscita? Secondo Fabbrini sta nel trasformare un progetto apparentemente unitario in un grande progetto che differenzi al proprio interno tra i paesi. "Non possiamo stare tutti nello stesso vestito, dobbiamo imparare a convivere  pur facendo parte di organizzazioni diverse e pur perseguendo fini diversi. L'Europa futura è un'Europa plurale  e quello che noi dobbiamo fare oggi è usare vicende come il referendum come una grande occasione per rilanciare un progetto europeo molto più sofisticato di quello delle origini.  

 

 

John Lloyd, editorialista del "Financial Times" e del "la Repubblica" rispetto alla questione Brexit, sulla quale è intervenuto nel corso del Festival dell'Economia di Treno 2016, sottolinea che il partito Conservatore, in Gran Bretagna è diviso in due parti: una molto entusiasta per la Brexit e l'altra meno. Questa differenza sarebbe un grande problema per il Primo Ministro David Cameron e anche per il ministro delle Finanze George Osborne. "L'eventuale uscita dell Gran Bretagna, rappresenterebbe un enorme cambiamento soprattutto per l'Europa, secondo Lloyd, (e forse meno per la Gran Bretagna): un'ottima notizia per tutti i partiti anti-Europa che sono molti e forti, mentre rappresenterebbe una tragedia per L'Europa, non solo quest'anno ma anche per gli anni successivi". 

In questo video, realizzato da "Europa in Italia", si illustra cosa cambierà a livello politico ed economico con il referendum in Gran Bretagna.

 

Brexit, prima del referendum

-Il primo ministro britannico, David Cameron, contrario all'uscita dall'UE, in una lettera al Daily Mirror aveva avvertito sulle eventuali conseguenze di un'uscita del Regno Unito dall'Unione europea: potrebbe mettere a rischio i cittadini con minori risorse finanziarie, per via dell'aumento dei prezzi e dei rischi per i posti di lavoro che ne deriverebbero. Cameron aveva dichiarato che il referendum sulla permanenza nell’U.E. è una decisione che i cittadini prendono “una volta per generazione”: infatti il primo referendum si tenne nel 1975, dopo due anni dall’ingresso nella Comunità Economica Europea (CEE) e il 67% dei voti fu per la permanenza nella CEE. Cameron sottolinea che l'uscita dall'Ue potrebbe trascinare la Gran Bretagna nel tunnel di una "nuova austerity" e sottolinea "Brexit creerà un buco nero tra i 20 e i 40 miliardi di sterline nelle nostre finanze e così i nostri ministri dovranno rivedere la riforma delle pensioni. Se voterete 'Leave', sottolineava Cameron prima del referendum, molti dei nostri progetti salteranno. Dovremo rinegoziare un trattato con la Ue e potrebbero volerci dieci anni e sarebbero dieci anni persi per la Gran Bretagna. Se voterete 'Remain', avrete un paese stabile e certezza per la vostra via. Vi assicuro che se restiamo nell'Ue, il nostro paese avrà le risorse finanziarie per mantenere i benefit ai pensionati. E possiamo proiettarci verso la creazione di più lavoro, più case e più opportunità per i vostri bambini e i vostri nipoti". 

-Il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker riteneva che qualora si fosse verificata la Brexit "si aprirebbe un periodo di incertezza nell'Ue e nel mondo". Ma se la Brexit dovesse materializzarsi, "l'Ue non sarebbe in pericolo di vita e il percorso di integrazione continuerebbe, anzi verrebbe aumentato". Junker ha concluso: "abbiamo affrontato molte crisi non ne abbiamo bisogno di un'altra".

-Boris Johnson, ex-sindaco conservatore di Londra, è sempre stato a favore della Brexit, ed ha espresso con molto fervore il suo pensiero, paragonando l'Unione Europea a Hitler, affermando, in un'intervista al Telegraph: "Napoleone, Hitler e altri ci hanno provato ed è finita tragicamente: l'Ue è un tentativo di fare lo stesso con metodi diversi".

-La Banca d’Inghilterra nelle sue previsioni sull' uscita del Regno Unito dall’Unione europea, affermava che potrebbe portare ad una recessione: le stime sul Pil sono state tagliate al 2% (da 2,2% per il 2016) e per i due anni successivi, lasciando invariati i tassi d’interesse.

- Secondo la Bce, la Brexit rappresenta un rischio per la crescita dell'Eurozona, poichè come riporta nel suo bollettino, "i rischi al ribasso sono ancora connessi all'andamento dell'economia mondiale, all'imminente referendum sulla permanenza del Regno Unito nell'Unione europea e ad altri rischi geopolitici". La stessa crescita inglese "è potenzialmente limitata dall'incertezza circa il referendum". Le ultime stime della Bce danno una crescita dell'1,6% nel 2016 e dell'1,7% nel 2017 e nel 2018.

 

In un articolo il Mirror, prima del referendum, aveva distinto tra vantaggi e svantaggi di un'eventuale uscita della Gran Bretagna dall'Europa:

Brexit? Sì

- Riavrebbe la propria sovranità, attivando un maggior controllo dei propri confini, imponendo un limite al numero dei migranti;

- potrebbe anche smettere di dover pagare quasi 3 miliardi di sterline l'anno per il bilancio dell'UE;

- sarebbe anche  libero di rivedere i propri accordi commerciali con le  economie in crescita come il Brasile, la Corea del Sud e Messico piuttosto che dover lavorare attraverso l'UE;

-sarebbero liberi di pescare nelle loro  acque e non sarebbe più vincolato alle norme dell'UE sui cambiamenti climatici.

"Ma essere fuori comporta un rischio-sottolinea il Mirror- Avremmo dovuto rinegoziare gli accordi commerciali con l'UE e c'è il pericolo che potrebbero imporre condizioni simili a quelle presenti, ma sulle quali che noi non avremmo voce in capitolo".

Brexit? No

-Essendo parte di un accordo di libero scambio, le aziende britanniche possono esportare in altri paesi dell'UE senza costi aggiuntivi;

-trae beneficio dalle leggi comunitarie che garantiscono i diritti dei lavoratori: nel caso di uscita dall'Europa, gli agricoltori potrebbero perdere miliardi in sovvenzioni comunitarie;

-l'UE ha inoltre contribuito a rafforzare la pace in Europa dopo la seconda guerra mondiale e riconosce ai propri membri un maggior peso al momento di negoziare accordi commerciali con le altre grandi realtà commerciali come il Nord America e la Cina;

-il mandato d'arresto europeo permette di estradare i criminali sospetti;

-mentre abbiamo visto un aumento della migrazione dagli Stati dell'UE, circa 700.000 cittadini britannici ora vivono nel Vecchio Continente.

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