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Cambiare lavoro: ecco i criteri di scelta degli italiani

 Cambiare lavoro: ecco i criteri di scelta degli italiani

Secondo la ricerca "Talent Trends 2016" realizzata da LinkedIn, in Italia più di 1 lavoratore su 3 ha cambiato la propria occupazione nell’ultimo anno, ma solo il 30% dei professionisti di casa nostra, presenti sulla piattaforma, è attivo nella ricerca di nuove opportunità d’impiego. Nonostante questo, però, l’87% degli appartenenti alla forza lavoro del Belpaese sarebbe disposto a valutare nuove proposte per sviluppare o migliorare la propria carriera. Dati che, se da un lato evidenziano come il mercato ricominci a muoversi in qualche modo anche nella nostra penisola, dall’altro sottolineano, purtroppo, quanto la cultura lavorativa tricolore continui a fare della staticità un suo caposaldo. Una tendenza nettamente in contrasto rispetto alle medie globali che attestano invece al 36% la quota di professionisti che ogni giorno s’impegna per trovare nuove opportunità, posizionando in questo modo l’Italia tra i paesi meno attivi nella ricerca dei così detti “open job”. I risultati dei Talent Trends 2016 si basano sulle risposte di 32,896 iscritti di LinkedIn in tutto il mondo che sono stati intervistati tra gennaio e marzo 2016. Tra questi 683 sono italiani.

Le priorità

Durante la ricerca di una nuova occupazione, oltre a come sia realmente l’azienda (31%) e alle prospettive di carriera proposte (22%), i professionisti italiani, rispetto a quelli degli altri paesi, si preoccupano in modo particolare del fatto che nessuno sappia per quale offerta si siano candidati (20%), superando decisamente, sotto questo profilo, le medie raggiunte a livello globale (14%). Mentre, in sede di colloquio, sono interessati soprattutto a conoscere i valori e la cultura dell’azienda in cui potrebbero essere assunti (58%) e anche la sua struttura societaria (41%). Oltre a questo, gli intervistati hanno dichiarato che per valutare meglio la compagnia preferirebbero ascoltare i dipendenti dell’azienda più che i recruiter o i direttori marketing. Infine, molto importante sotto il profilo decisionale risulta essere anche la facilità di spostamento nel tragitto tra casa e lavoro, arrivando ad apprezzare molto la disponibilità di mezzi pubblici vicino all’ufficio.

Le motivazioni

La maggior parte dei professionisti lascerebbe la sua azienda attuale per fare carriera (40%), ma ciò che davvero stupisce è notare come nel Belpaese, a differenza di quanto accade nel resto del mondo, essere in disaccordo con le decisioni prese dal gruppo dirigente della propria società, soprattutto in termini di etica e sostenibilità ambientale, sia una delle motivazioni principali per cambiare occupazione, raggiungendo addirittura un valore pari al 24% e superando così nettamente le medie globali, ferme invece solo al 19%. Un’evidenza che sottolinea quanto l’attenzione ai valori e a una cultura aziendale positiva siano diventati sempre più importanti per i dipendenti che oggi sentono propria la necessità di riconoscersi e poter essere orgogliosi del brand per cui lavorano.

Le fonti d’informazione

Proprio seguendo questo principio di appartenenza, che rende gli impiegati i primi veri ambassador della società, dallo studio si può notare, infine, anche come i professionisti italiani vengano a conoscenza di nuove opportunità lavorative soprattutto attraverso l’avviso ricevuto da un dipendente che conoscono all’interno della società (16%), e in particolare il 44% degli intervistati nel nostro paese ha ammesso di aver trovato un nuovo lavoro proprio in questo modo. Ma in Italia, soprattutto, stupisce come i social network professionali (15%) siano considerati uno degli strumenti principali per il reperimento di informazioni su nuove offerte lavorative, superando di molto le medie globali (9%).

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