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Competenze digitali: un investimento per i cittadini, le imprese e le PA

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Le competenze digitali sono ormai un fattore strategico per la competitività del nostro sistema socio-economico, ma la consapevolezza della loro importanza è ancora troppo poco diffusa così come poco diffusi sono gli skills nelle imprese, nelle pubbliche amministrazioni, nei cittadini. La trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione richiede necessariamente lo sviluppo di una cultura e di competenze digitali adeguate, sia in termini di competenze di base, per tutto il personale, sia per l’e-leadership, per la coltivazione di figure che siano in grado di “vedere” il cambiamento, pensare e realizzare interventi che scardinano i vecchi schemi mentali e innovano i processi organizzativi. Diverse esperienze positive e buone pratiche sono già state realizzate, ma manca ancora un quadro di riferimento organico che possa essere da base per il piano di sviluppo delle competenze previsto anche dal nuovo CAD, Il Codice di Amministrazione Digitale. 

In tale contesto si inserisce l'attività dell'Agenzia per l'Italia Digitale che, come illustra Marco Bani, Capo Segreteria Tecnica AgID, ha come sua missione, quella di promuovere e sostenere le politiche di innovazione nella società, nella pubblica amministrazione e nelle imprese. Dagli ultimi dati a livello europeo, emerge uno scarso utilizzo, da parte dell'Italia, delle competenze  digitali, quando invece sono ormai diventate la competenza di base: si rischia di creare un nuovo analfabetismo in questi lavoratori che non riescono ad utilizzare le nuove tecnologie, sempre più pervasive.

Cosa si può fare per accelerare e motivare le persone ad avere una maggiore consapevolezza  di quello che il digitale può fare per loro? Secondo Bani, vanno forniti servizi migliori, perché se i servizi sono più semplici da utilizzare, anche il cittadino avrà un'altra visione della pubblica amministrazione e quindi sarebbe una spinta a implementare i servizi digitali. In questo processo di consapevolezza, secondo Bani, l'Agid, insieme al Miur,  e al Ministero del Lavoro devono comprendere dove stia andando la società, il mercato del lavoro, cercando di promuovere politiche  adatte a d eliminare quel divario  che c'è tra l'offerta  e la domanda nel settore dell'Information and Communication Tecnology, perché c'è davvero un bisogno di questi nuovi profili. Entro il 2020 l’Europa dovrà inserire quasi un milione di professionisti dell’informazione e della comunicazione nelle aziende per garantirne l’integrazione digitale, canale ormai indispensabile per qualsiasi tipo di attività. Per questo da tempo sono state avviate all’interno dei gruppi di lavoro dell’Unione, e in particolare nel Comitato Europeo di Normazione (CEN), numerose attività di supporto alla standardizzazione. "Per questo-conclude Bani- è necessario che la formazione sia più trasversale e che vi sia anche una formazione continua, per essere pronti a capire gli strumenti del presente e più liberi e funzionali nel futuro". 

L'Osservatorio delle Competenze Digitali

Di seguito i principali dati della seconda edizione dell’Osservatorio delle Competenze Digitali, condotto dalle principali associazioni ICT: AICA, Assinform, Assintel e Assinter Italia e promosso dall’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) e realizzato da NetConsultingcube( In alto a detsra è possibile scariscare il pdf con il dettaglio dei dati):

-Aziende e PA sono altamente consapevoli (80-90% dei rispondenti) dell’impatto della “digital transformation” e della necessità di adeguare le competenze digitali soprattutto alla luce dei nuovi trend (mobile, digitalizzazione di flussi e processi, business analytics, iot, cloud computing, evoluzioni Web, pagamenti elettronici).

-Il livello di copertura delle competenze (definite sulla base del sistema europeo e-Competence Framework - e-CF), misurato come simultanea presenza di tutte le componenti necessarie, varia dal 73% delle aziende ICT al 67% delle società in house delle Regioni e Province Autonome al 48% delle aziende utenti, per poi scendere al 41% nella PA Centrale e al 37% nella PA Locale.

-I profili più ricercati nelle aziende ICT sono il Security Specialist, l’Enterprise Architect, il Business Analyst. Nelle aziende utenti e nella PA sono il CIO, il Security Manager, il Database Administrator e il Digital Media Specialist, l’Enterprise Architect, il Business Information Manager, l’ICT Consultant e il Business Analyst.

-I canali di reclutamento prevalenti sono per le aziende ICT il network personale-professionale (70% circa delle aziende interpellate), mentre per le aziende utenti sono le società di ricerca e selezione (più del 50% delle aziende utenti) e nella PA si ricorre soprattutto al concorso pubblico (100% della PA Centrale e oltre l’80% della PA Locale).

-La crescita delle competenze interne è basata soprattutto sul training on the job (oltre il 90% degli Enti Centrali, 75% di quelli Locali, 80% delle aziende utenti, 87% delle aziende ICT). Fanno eccezione le società ICT in house di Regioni e Province Autonome, che più di tutte ricorrono a corsi di formazione, ma ciò non corregge il fatto che in generale le giornate dedicate alla formazione sono pochissime: la media è di 6,2 giornate annue pro-capite nelle aziende ICT, 4 nella PA, 3 nelle aziende utenti.

-Le lauree più accreditate sono Informatica/Scienza dell’Informazione, unitamente ad altri indirizzi di Ingegneria. Sia presso le aziende del settore ICT che presso quelle della domanda, infatti, sono le lauree che rispondono meglio alle variegate sfide che l’evoluzione digitale comporta. L’apprezzamento si attesta intorno all’80% degli intervistati. Per l’80% delle aziende informatiche risulta inoltre fondamentale un sistema di certificazione delle competenze tecniche.

-Le retribuzioni nel settore ICT, che costituiscono uno specchio dell’andamento del mercato, sono un punto che certamente non brilla: sono infatti più basse rispetto alla media generale, soprattutto per i livelli decisionali (dirigenti -1,2%, quadri -2,9%), mentre se la cavano meglio gli impiegati (+3,6%). Nel 2014 c’è stato qualche segnale di miglioramento: la retribuzione media nel 64% dei casi è stata superiore all'1%; nel 24% un calo tra l'1% e il 5%; nel 12% dei casi nessuna variazione sensibile. Segnali positivi, quindi, per il settore ICT, seppur rimanga indietro rispetto ad altri settori.

-In tema di dialogo scuola-lavoro, lo studio rileva che il 60% delle aziende (ICT e utenti) e degli Enti ha rapporti continuativi con il mondo accademico, finalizzati prevalentemente ad assorbi

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