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Dalle Stem alle Steam: quando la creatività entra nelle scienze dure

Raggiungere posizioni occupazionali valide. Come si realizza questo obiettivo? Ce lo spiega Laura Moschini, docente di Storia della cittadinanza delle donne e politiche di genere all' Università Roma Tre. Il tema centrale è, ancora una volta, quello della ricomposizione della distanza tra le cosiddette "scienze dure" (hard scienses) e "scienze pure", le scienze umanistiche. Le prime, che hanno la caratteristica di disporre di un apparato teorico e di dati sperimentali (la fisica, la matematica, la biologia) in questo momento - sottolinea la professoressa Moschini - vengono considerate la chiave di volta per raggiungere, non solo posizioni occupazionali valide, ma anche per contribuire a sviluppare, nel mondo del lavoro, un'ottica 4.0. 

In realtà le STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) da sole - spiega Moschini -  non sono in grado di garantire risposte esaustive: serve un raccordo con la cultura umanistica e con le Arti che per loro natura offrono uno sguardo più ampio ma soprattutto capace di mettere al centro la persona. Senso critico, conoscenza delle condizioni sociali, capacità di ideare e fare collegamenti astratti, questo l'apporto delle "soft sciences", un contributo fondamentale per lo sviluppo di un modello di lavoro creativo, innovativo e sostenibile.

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