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Demografia imprenditoriale e tessuto produttivo in Italia

Nell’ambito dell’economia del comportamento e del management, diversi studi sostengono che il capitale umano degli imprenditori ha un ruolo importante nel favorire la valorizzazione delle competenze professionali dei lavoratori e un clima cooperativo nella gestione delle risorse umane. Più in generale il capitale umano degli imprenditori viene individuato come elemento propulsore nel promuovere la qualità del lavoro nelle aziende. Tale ruolo assume una rilevanza particolare nel tessuto produttivo italiano, caratterizzato da imprese di piccole dimensioni e a proprietà familiare, peculiarità che favoriscono la creazione di uno stretto legame tra il profilo demografico degli imprenditori e le politiche del personale.
Le ricerche realizzate dall’INAPP negli anni recenti dimostrano una stretta correlazione tra profilo demografico e proprietario delle aziende, politiche del personale e performance competitiva.
Queste ricerche sono state sviluppate sui dati della Rilevazione su Imprese e Lavoro (RIL), un’indagine condotta dall’INAPP nel 2015 e nel 2011 su un campione rappresentativo di circa 30mila società di persone e società di capitali operanti nel settore extra-agricolo.  Lo studio evidenzia che le imprese guidate da un imprenditore o da un manager laureato hanno una maggiore propensione ad assumere personale altamente qualificato, nonché femminile. 


1. Profilo demografico
Nelle imprese con almeno 1 dipendente, si osserva così come, in media, circa il 22,3% degli imprenditori/manager nel 2014 ha un livello di istruzione universitario e non ci sono cambiamenti significativi nelle due unità di tempo considerate; nel 2014 diminuiscono gli imprenditori/manager di età inferiore ai 40 anni, passando dal 13% all’8,7%. Al contrario si assiste ad un incremento delle donne imprenditrici/manager con un valore medio che passa dal 17,4% nel 2010 al 20,5% nel 2014.
Il profilo demografico del tessuto imprenditoriale riflette una struttura proprietaria dominata dalla presenza familiare per una quota superiore al 92% in tutto il periodo considerato; simmetricamente appare residuale l’incidenza del management selezionato esternamente alla proprietà con criteri e procedure di recruitment sul mercato delle competenze professionali.

2. Profilo demografico e politiche del personale
Nelle imprese presenti in RIL con almeno un dipendente, la percentuale di coloro che hanno conseguito un livello di istruzione terziaria è pari a circa il 10%. Rispetto al 2010, sembra che nel 2014 vi sia una distribuzione in parte diversa, a favore di livelli di istruzione più alti, laddove decresce la quota dei dipendenti con licenza media. Gli occupati con età inferiore ai 35 anni costituiscono nel 2014 circa il 30% del totale degli occupati, contraendosi di circa 8 punti percentuali rispetto al 2014. La quota di donne resta stabile tra il 2014 e il 2010, mentre diminuiscono i contratti a tempo determinato e aumentano la quota di formati e le spese in formazione per dipendente. Si riduce invece tra il 2010 e il 2014 l’incidenza delle imprese che erogano premi salariali.

3. Profilo demografico, ricavi e costo del lavoro
Si evince una chiara correlazione positiva tra il livello di istruzione degli imprenditori/manager e la performance d’impresa. Nello specifico la presenza di un imprenditore/manager laureato è associata ad un incremento dei ricavi (per dipendente) pari a circa il 14% e a un incremento dei salari lordi (per dipendente) di circa il 12%, rispetto alle aziende con a capo un datore di lavoro con una licenza media o elementare (variabile omessa).Tale correlazione risulta non significativa quando si prendono in considerazione gli imprenditori o manager diplomati.


Lo studio ha evidenziato nella parte descrittiva che le imprese con almeno un dipendente, guidate da un imprenditore o da un manager laureato, risultano legate a una maggiore propensione ad assunzioni di personale altamente qualificato, nonché femminile. Inoltre, in tali imprese si nota l’aumento della formazione e l’aumento dei costi salariali a cui le imprese sono disposte a far fronte. Nelle analisi descrittive si rileva come molti aspetti tra il 2010 e il 2014 non cambino, eccetto la struttura per età della forza lavoro. Sembra infatti che si vada verso una diminuzione del personale al di sotto dei 35 anni, a causa di una scarsa propensione ad assumere in tale periodo, dovuta alla congiuntura economica (è del 2015 l’introduzione del contratto a tutele crescenti e degli incentivi alle assunzioni con contratto a tempo indeterminato, che secondo INAPP hanno portato in tale anno a quasi 700mila assunzioni a tempo indeterminato che altrimenti non si sarebbero verificate, Centra e Gualtieri, 2017). Anche gli imprenditori/ manager più giovani diminuiscono, a favore degli imprenditori più anziani che aumentano tra il 2010 e il 2014.
Per ciò che riguarda l’evidenza econometrica si rileva una correlazione tra gli imprenditori laureati con i ricavi e i salari lordi pro capite, correlazione che non è osservabile invece tra i manager o gli imprenditori con il diploma.

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