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Distretti industriali nuovamente locomotive dell`industria italiana

Negli ultimi sei anni, a partire dal 2013, i distretti sono cresciuti in termini di fatturato del 6%, molto di più della media del manifatturiero italiano; le imprese che fanno parte dei distretti, contribuiscono per due terzi all’intero surplus commerciale del manifatturiero italiano.
Questi sono solo alcuni dei dati emersi da un’indagine realizzata da Intesa Sanpaolo, come ci illustra Gregorio De Felice, Chief economist Intesa Sanpaolo: “In tanti pensavano che i distretti industriali italiani fossero una realtà superata, un realtà morta, invece dalle rilevazioni effettuate emerge che sono la parte più vivace dell’economia italiana, dell’industria manifatturiera italiana”. 
Nel triennio 2013-2015, i distretti hanno battuto concorrenza tedesca. Ma quali sono i punti di forza dei distretti? La capacità di esportare, effettuare investimenti diretti esteri, registrare brevetti e marchi. A parità di leva strategica adottata, le performance delle imprese distrettuali sono migliori.
Dall’indagine effettuata su 140 medie imprese “locomotive”, emerge che queste, oltre ad essere più attive in termini di certificazioni, investimenti diretti esteri, marchi e brevetti, hanno una maggiore propensione a introdurre nuovi prodotti, tuttavia crescono soprattutto per linee interne. 
Risulta però ancora poco esplorata la via dell’M&A, i Mergers & Acquisition, con la quale si intendono tutte quelle operazioni di finanza straordinaria che portano alla fusione di due o più società. 


Ma qual è il motivo per il quale il territorio risulta strategico? 
-Perché il 60% degli acquisti avviene nella provincia e/o distretto. 
-Perché vi è un’alta stabilità dei rapporti con subfornitori e/o terzisti locali
- Per l’elevato ricorso a subfornitori locali anche nei prossimi anni: è positivo il saldo tra la quota delle imprese capofila che intende riportare in Italia produzioni di alta qualità e la quota di capofila che ha intenzione di spostarle all’estero. Questo sottolinea l’importanza dell’elevata qualità, affidabilità e personalizzazione offerte dai subfornitori locali, come la principale motivazione per la quale le imprese capofila non abbandonando il territorio.


“Molte imprese però- conclude De Felice- lamentano un problema di ricambio generazionale: si ha difficoltà nel trovare capacità, competenze, skill per il proseguimento della propria attività, perché l’investimento in capitale umano è un elemento essenziale per il successo dell’industria manifatturiera italiana”. 
Quindi la vera sfida per il futuro dei distretti industriali, sarà la sua capacità di rinnovarsi e di attrarre l’interesse delle giovani generazioni.

 

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