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Ecco dieci consigli utili per i risparmiatori

 Ecco dieci consigli utili per i risparmiatori

In seguito alla vicenda che ha coinvolto quattro istituti di credito italiani, sono diversi i dubbi che ora assalgono i risparmiatori, in merito ad una corretta gestione del proprio patrimonio. Ecco una guida in dieci punti realizzata per l'Ansa da Paolo Damiani, private banker per una importante banca specializzata nella consulenza finanziaria. Damiani tiene a precisare che "10 regole d'oro o tavole della legge valide per tutti non esistono, mentre è necessario conoscere bene il proprio patrimonio, compresi i debiti e le possibilità ed i rischi che il mercato tempo per tempo offre". Inoltre "molto dipende dall'età del risparmiatore" e se l'investimento deriva da un'eredità o dalla vendita (per esempio di un immobile), oppure da somme accantonate dal reddito da lavoro.

1) Dedicare tempo ad acquisire informazioni sui mercati finanziari e sui prodotti di investimento, "basta pensare a quanto tempo impieghiamo a fare la spesa al supermercato per risparmiare pochi euro".

2) Chiarirsi bene quali sono gli obiettivi dei propri investimenti.

3) Andare periodicamente in banca e parlare con il proprio consulente per tenersi aggiornati sull'andamento degli investimenti, perché "l'occhio del padrone ingrassa il cavallo, ed i soldi non fanno eccezione".

4) "Investi solo in ciò che capisci". Lo diceva Warren Buffett e questo spiega la sua fortuna.

5) Decidere quale parte del proprio patrimonio finanziario investire in sicurezza e quale parte a rischio.

6) A fine 2015 la teoria classica del rischio direttamente proporzionale al rendimento è venuta meno, visto che ormai i rendimenti sono vicino allo zero ma i rischi sono tutti bene presenti sul mercato. E' quindi fondamentale chiedere alla propria banca il rendimento a scadenza delle obbligazioni in portafoglio o del fondo di investimento che le contiene (ovvero il rendimento tenuto conto del prezzo del titolo, della cedola e della scadenza").

7) Nel caso di obbligazioni chiedere alla banca se il titolo presenta rischi che possano comportare perdite del capitale investito; se sì farsi precisare, possibilmente formalmente, l'entità di tale possibile perdita, per evitare come è capitato che il risparmiatore per avere maggiore rendimento abbia comprato un bond bancario subordinato e la banca non lo abbia informato che questa obbligazione equivale a capitale di rischio.

8)Per quanto concerne l'investimento azionario, comprendere se la banca propone un metodo/programma di investimento o "vende" tout court un prodotto.

9) Una buona regola generale è quella di investire in soluzioni il più possibile sicure il proprio stock di ricchezza e di investire a rischio, ovvero sui mercati azionari, il proprio surplus reddituale accantonato mensilmente/annualmente.

10) Se non si ama il rischio è necessario tenere bene a freno ogni aspirazione a rendimenti superiori a ciò che il mercato propone.


La percezione del rischio


In tale contesto gioca un ruolo essenziale la percezione del rischio. Noi scegliamo in base a ciò che percepiamo e tale concetto assume maggior valenza all'interno del contesto economico e finanziario. In particolare il riferimento è alla percezione del rischio, che riguarda quella che hanno gli investitori sull'andamento futuro dei mercati. Nel caso in cui si verifichi una crisi finanziaria, aumenta l'incertezza che, a sua volta, genera emotività e quindi comportamenti irrazionali. Tale percezione, può variare notevolmente a seconda dell’educazione finanziaria dei soggetti coinvolti.

Per questo è importante conoscere, implementare l'educazione finanziaria per ridurre al minimo gli effetti di una percezione distorta del rischio, ed essere consapevoli delle trappole mentali a cui, tutti gli agenti economici sono soggetti, come ci illustra Nadia Linciano, Responsabile Uffici Studi Economici Consob

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