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In che mondo vivremo?

Nell'ultima e dodicesima puntata di "Lezioni dalla crisi" vedremo come l’Italia, rispetto alle altre nazioni europee, sembrava ancora molto arretrata 150 anni fa e poi cresciuta in maniera strabiliante durante il “boom economico”. Oggi sembra rallentare di nuovo. Crescita e declino si alternano nella storia, e guardando al futuro entrambi gli scenari sembrano possibili per il nostro paese.
Per il mondo nel suo complesso, però, lo scenario della crescita, dello sviluppo, sembra quello più probabile. Nonostante siamo sempre di più sulla Terra, sempre meno persone soffrono per fame, malattie, ecc. La globalizzazione probabilmente porterà a una riduzione degli eccessi, sia di ricchezza che di povertà. Questo significa che l’Occidente dovrà rinunciare a qualcosa, ma nel complesso possiamo attenderci che ci sarà a sufficienza per tutti.
Per l’Europa un problema specifico è che saremo sempre meno, e sempre più vecchi. Si creeranno quindi sempre più spazi per le migrazioni: se sapremo gestirle sarà un evento positivo. In un mondo dove tutto può essere copiato e replicato, l’Europa ha il vantaggio che da secoli è un luogo plurale, composto di popolazioni, lingue, culture diverse. La diversità ha generato qui creatività, tramite la fusione delle differenze; e la creatività è ciò che i paesi emergenti non possono copiare.
Le migrazioni future, quindi, potranno contribuire ancor di più alla nostra creatività, e quindi al nostro successo economico, se sapremo accoglierle, anziché “difendercene”, sia in Europa che in Italia. Ecco perché dovremo rimanere aperti e accoglienti verso i “vecchi” e i “nuovi” italiani.
 

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