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Istat: il 44,1% delle donne costrette a rinunce sul lavoro per la famiglia

 Istat: il 44,1% delle donne costrette a rinunce sul lavoro per la famiglia

Il 44,1% della popolazione femminile italiana, tra 18 e 74 anni, ha rinunciato a lavorare, o non ha potuto investire nel lavoro per farsi carico degli impegni familiari. Questo è il dato allarmante contenuto all’interno del dossier dell’Istat "Come cambia la vita delle donne" curato da Linda Laura Sabbadini, Sara Demofonti e Romina Fraboni, e che analizza i dati del 2011. Le dieci milioni di donne coinvolte, sono tutte accumunate dal fatto di avere "a causa di impegni e responsabilità familiari, per una gravidanza o semplicemente perché i propri familiari così volevano" detto no a un impiego o averlo dovuto lasciare o comunque si sono viste costrette a rifiutare "un incarico lavorativo" o, ancora, "hanno preso, per esempio, congedi con retribuzione parziale, hanno ridotto le ore di lavoro o accettato incarichi di minore importanza".
Oggi, molte donne procurano alla famiglia le entrate economiche maggiori, così come sono aumentate le monogenitore o le donne che vivono sole, tutti nuclei in cui la donna rappresenta 'obbligatoriamente' il capofamiglia. Si tratta di circa 8 milioni 200 mila donne, oltre un milione in più rispetto al 2005 (quando erano 7 milioni 31 mila)", facendo riferimento, in questo caso, ai dati del 2013. Ma, sottolinea l’Istat, "La stessa esperienza è vissuta da un ammontare di uomini pari a meno della metà (poco più di 4 milioni, 19,9% della popolazione maschile della stessa fascia d'età)".

Istruzione: il sorpasso delle donne 

Gli ultimi decenni sono stati caratterizzati da un continuo aumento del livello di istruzione della popolazione italiana, dovuta principalmente alla componente femminile. Le donne ottengono risultati migliori, sia nella scuola che all’università, secondo il rapporto, riuscendo a completare gli studi più spesso e più velocemente degli uomini. Tra i 25-34enni, infatti, le donne con titolo di studio almeno di scuola secondaria superiore sono il 76,6% contro il 70,1% degli uomini e anche nelle generazioni dei 35-44enni e dei 45-54enni le donne hanno con maggiore frequenza titoli di studio più elevati. Anche se la più diffusa scolarizzazione femminile tra i 25-34enni è apprezzabile già nel 2003, occorre rilevare che negli ultimi undici anni tra le donne aumenta il conseguimento di titoli post-secondari molto più che tra gli uomini: le prime raddoppiano passando dal 14,5% del 2003 al 29,7%. Nell’a.a. 2012/13 le studentesse universitarie sono il 45,7%  mentre i ragazzi sono circa 33 su cento o nel 2014; i secondi passano dall’11,0 al 18,6%

Nell’anno accademico 2012/2013 il tasso di conseguimento delle lauree triennali e a ciclo unico è pari al 37,6% per le donne contro il 25,2 per gli uomini. Tuttavia, le donne si laureano più spesso degli uomini in corsi a minore rendimento atteso sul mercato del lavoro. Mentre tre laureate su dieci escono da corsi umanistici (Letterario, Psicologico, Linguistico, Insegnamento), tra gli uomini è appena uno ogni dieci a laurearsi in questi corsi. Al contrario, i ragazzi si laureano più spesso in corsi del gruppo Ingegneria (19,1% contro solamente il 3,8% delle colleghe) e del gruppo Economico-statistico (17,1% contro 11,6 delle donne).

Nonostante i brillanti successi registrati nello studio, però, al momento dell’ingresso nel mercato del lavoro le donne trovano più difficoltà degli uomini: ciò avviene qualunque sia il percorso di studi seguito, sia esso limitato al conseguimento di un diploma di scuola secondaria superiore, oppure di un diploma di laurea triennale o magistrale, oppure del più alto livello di istruzione, ovvero il dottorato di ricerca..

Donne ai vertici: raddoppia la presenza

"La presenza delle donne nei luoghi decisionali, nel complesso, ha guadagnato degli incrementi ragguardevoli, anche se permangono situazioni di criticità". La presenza delle donne segna addirittura un raddoppio negli ultimi anni nei casi dei cda delle aziende quotate o dei seggi nel Parlamento Ue. "Grazie anche all'introduzione di norme a tutela dell'alternanza di genere nelle liste dei candidati, le più recenti elezioni europee, avvenute nel maggio 2014, sono state teatro di una piccola rivoluzione rosa: il 40% degli eletti è rappresentato da donne. Rispetto a cinque anni prima la rappresentanza italiana femminile nel parlamento europeo è raddoppiata e supera la rappresentanza femminile media europea che si attesta al 37%". Inoltre, fa presente l'Istat, "negli ultimi anni sono state varate leggi che promuovono la presenza delle donne nelle istituzioni e nelle aziende e che stanno producendo gli effetti sperati: la presenza delle donne nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa ha raggiunto livelli alti grazie all'introduzione delle normative sopra citate: in due anni, dal 2012 al 2014, la rappresentanza femminile è raddoppiata passando dall'11,6% al 22,7%".
 

Italia lontana dagli standard europei

Il tasso di occupazione medio femminile in Europa è del 59,5% mentre quello italiano si ferma al 46,8 %. "L'andamento dell'occupazione femminile negli ultimi dieci anni - spiega il rapporto - ha risentito della crisi che ha fermato il trend positivo di aumento degli anni precedenti". Infatti l'occupazione femminile era cresciuta in Italia sin dal 1995 e la battuta d'arresto è arrivata solo nel 2008. Le donne hanno tenuto meglio sull'occupazione ma la loro qualità del lavoro è peggiorata, perché è aumentato il part time involontario, la sovra-istruzione rispetto all'impiego svolto e le posizioni lavorative non qualificate (soprattutto le straniere impiegate nei servizi alle famiglie).

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