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Jobs App, la proposta dell`avv. Rotondi

Jobs App è un termine che cerca di coniare la riforma del Jobs Act, con la nuova modalità di lavorare che è stata introdotta dal lavoro su piattaforma: questa nuova modalità di prestare l’attività avviene anche attraverso le app. E’ un lavoro on demand che non esiste fino a quando non esiste la necessità: nel momento in cui c’è la richiesta si crea una connessione tramite colui che mette in contatto il richiedente con colui che poi eseguirà la prestazione. Questo è qunto sostiene l'avv giuslavorista Francesco Rotondi, founding partner di LabLaw.
È un lavoro nuovo, che impone una nuova organizzazione dell’impresa, delle nuove regole contrattuali, perché in un rapporto di lavoro che si basa sulla richiesta, abbiamo uno spostamento di quello che è il normale sinallagma contrattuale: finora il lavoratore subordinato era colui il quale si metteva a disposizione del datore di lavoro che gli organizza l’attività, quindi l’obbligazione non è di risultato ma di mezzi. Invece in questa nuova visione tutto cambia perché il lavoratore è proprietario della prestazione e della propria organizzazione, è lui che entra in contatto con la piattaforma e decide di accettare o meno l’incarico: quindi si trasforma l’oggetto del contratto di lavoro da obbligazione di mezzi a obbligazione di risultato, un risultato che determina la quantità di retribuzione che il lavoratore decide di ottenere in un determinato lasso di tempo. C’è un cambiamento in corso dobbiamo prenderne atto e ragionare di novità, una novità di fatto e di diritto.

 

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