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La condizione economica delle PMI italiane

Oggi le piccole e medie imprese italiane sono più solide di come erano prima della crisi: a settembre 2016  oltre il 60% delle PMI sono classificate come ‘sicure’ o ‘solvibili. Questo è quanto emerge dal Rapporto Cerved PMI 2016, dedicato all'analisi delle piccole e medie imprese italiane, individuate in base alla seguente classificazione della Commissione Europea, come ci illustra Guido Romano, Responsabile dell'Ufficio Studi di Cerved.

Fonte: know.cerved.com

L’analisi riguarda il complesso di società di capitale non finanziarie che rientrano nei requisiti definiti dalla Commissione per dipendenti, fatturato e attivo di bilancio. In base agli ultimi bilanci disponibili, soddisfano i requisiti di PMI 136.114 società, tra le quali 112.378 aziende rientrano nella definizione di 'piccola impresa' e 23.736 in quella di 'media impresa'.
Queste società, che rappresentano più di un quinto (il 22%) delle imprese che hanno depositato un bilancio valido, hanno occupato 3,8 milioni di addetti, di cui oltre due milioni lavorano in aziende piccole.
Le PMI hanno generato ricavi pari a 852 miliardi di euro, un valore aggiunto di 196 miliardi di euro (pari al 12% del Pil) e hanno contratto debiti finanziari per 240 miliardi di euro. Rispetto al complesso delle società non finanziarie, pesano per il 37% in termini di fatturato, per il 41% in termini di valore aggiunto, per il 29% in termini di debiti finanziari.

Gli effetti della crisi sulle PMI

La crisi ha avuto delle conseguenze epocali sul nostro sistema di piccole e medie imprese: si sono ridotti i ricavi e i margini, ma soprattutto sono uscite in massa dopo fallimenti e altre procedure concorsuali, ma anche volontariamente, un numero significativo di aziende, soprattutto quelle che erano già fragili prima della crisi.
Tra il 2007 e il 2014 il numero di PMI italiane, che cioè hanno un numero di dipendenti compresi tra 10 e 150, è passato da 150 mila a 136mila, quindi il 10% in meno. 
Oggi quindi c’è un numero di aziende più ridotto ma che è più sano. In parte questo dipende dal fenomeno demografico, in parte perché le aziende sopravvissute hanno dovuto capitalizzare di più le proprie aziende: quindi da una parte sono venuti meno i crediti finanziari, anche per il credit crunch, dall’altra gli imprenditori hanno dovuto far ricorso al proprio capitale. 

Negli ultimi anni c’è stato un miglioramento, lento ma progressivo, anche nella condizione economica nelle imprese: in particolare nel 2015 sono cresciuti i ricavi, è cresciuto il valore aggiunto ed è continuato a crescere il margine operativo lordo. Oggi abbiamo delle imprese che hanno un rapporto tra debiti finanziari e capitale netto che è inferiore  a quello della crisi.
Il rapporto tra oneri finanziari e margini lordi è inferiore rispetto a prima della crisi, ma è più alto il rapporto tra il monte dei debiti finanziari e la redditività lorda: questo perché la redditività ha avuto un impatto molto violento dalla crisi, infatti hanno perso 24 punti percentuali.
Per quanto riguarda le previsioni 2016-2018, continua il graduale recupero, ma i livelli pre-crisi sono ancora lontani. 

 

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