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La detassazione dei premi di produttività

La legge di di bilancio 2017 ha approvato il sistema di potenziamento della detassazione dei premi di produttività. Come ci illustra Alessandro Bugli del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, potranno avvalersene i lavoratori che guadagnano fino a 80.000 euro di reddito annuo con un tetto di 4.000 euro di premio se i lavoratori sono coinvolti nell’organizzazione aziendale.
Questa misura favorisce la produttività spostando la contrattazione laddove si possono fare scambi positivi tra aumenti di efficienza e incrementi salariali per i lavoratori; consente risparmi fiscali alle aziende e aumenta i salari dei lavoratori raggiunti da contrattazione aziendale; favorisce le forme di partecipazioni organizzativa dei lavoratori e promuove l’integrazione sussidiaria del welfare aziendale alle forme di welfare pubblico

Le novità introdotte dalla Legge di Bilancio, sono molteplici:
• Il limite del premio cui applicare la detassazione al 10% è di 3.000 euro (4.000 euro nel caso di coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro); 
• Possono accedere al regime agevolato i dipendenti del settore privato che nell’anno precedente abbiano avuto un reddito di lavoro dipendente non superiore a 80.000 euro; 
• Vengono rafforzate le agevolazioni per il ricorso alla previdenza complementare, all’assistenza sanitaria e alla partecipazione azionaria da parte dei dipendenti;
 • Sono introdotte tra le somme e valori detassati le assicurazioni aventi come oggetto rischi di non autosufficienza o di malattie considerate gravi (mediante fondi bilaterali previsti dai contratti nazionali) e i sussidi occasionali per gravi esigenze personali o familiari del lavoratore; 
• È introdotta la possibilità di pagare il premio di risultato con piani di azionariato diffuso. 

In tal modo :
 • Si incrementano le quote dei premi di risultato soggette a imposta sostitutiva del 10% e si amplia la platea dei destinatari; 
• Si incentiva, mediante la leva fiscale, il ricorso da parte dei lavoratori alla previdenza complementare, alla sanità integrativa, alla partecipazione azionaria nella società presso cui lavorano; 
• Si introducono agevolazioni fiscali legate alle coperture assicurative per non autosufficienza e malattie gravi, e si favorisce anche il ricorso a enti o casse assistenziali (previste dai contratti collettivi nazionali); 
• Si chiarisce in modo inequivocabile che il welfare aziendale può essere stabilito non soltanto dalla contrattazione di secondo livello ma anche dai contratti collettivi nazionali, sia del settore privato che pubblico. 

 

Chi ne benificia?


 • I dipendenti coperti da contratti aziendali: rispetto alla scorsa Legge di Stabilità, si aumenta la quota di premio tassata al 10% e il limite reddituale a 80.000 euro  aumento netto della busta paga; 
Le aziende: la tassazione ridotta opera solo con reali incrementi di produttività, redditività, efficienza, qualità e innovazione, di cui beneficia innanzitutto l’azienda. Inoltre, se il premio è convertito in previdenza complementare, il costo per l’impresa si annulla;
Lo Stato: vi è una funzione integrativa e sussidiaria – rispetto alle politiche sociali nazionali e regionali – dei piani contrattuali di welfare el settore privato che pubblico;


Al fine di aumentare la competitività internazionale, legando l’andamento dei salari con quello della produttività, diversi paesi hanno recentemente rafforzato la contrattazione decentrata: 
– In Francia, si è aumentata la possibilità per le imprese di discostarsi dalla contrattazione centralizzata 
– In Portogallo, Grecia e Spagna, quello aziendale è ora il livello privilegiato di contrattazione
Anche l’Italia sta seguendo questa strada. Dopo gli incentivi: “il Governo si concentrerà su una riforma della contrattazione aziendale con l'obiettivo di rendere esigibili ed efficaci i contratti aziendali e di garantire la pace sindacale in costanza di contratto. I contratti aziendali potranno altresì prevalere su quelli nazionali in materie legate all'organizzazione del lavoro e della produzione“ (Programma Nazionale di Riforma 2016) 

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