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La salute disuguale nell`Italia unita

Nel corso di un secolo e mezzo il benessere degli italiani ha compiuto un balzo di dimensioni epocali. Tuttavia, il progresso economico non ha distribuito i propri benefici all’intera popolazione, e anche la salute non è stata garantita a tutti allo stesso modo. "La ricostruzione della salute degli italiani è molto complicato-come sottolinea Giovanni Vecchi, professore di Economia all’Università di Roma Tor Vergata, perché richiede la ricostruzione di serie storiche e statistiche molto lunghe e dettagliate, che ha richiesto un lavoro fatto in sinergia con molti ricercatori".

Dalla ricerca effettuata, da Vecchi, emerge il quadro di un'Italia che conquista la longevità: a metà Ottocento gli italiani vivevano in media 28-29 anni come speranza di vita media alla nascita, un dato che oggi il mondo non conosce, nel senso che anche i paesi più poveri hanno una speranza di vita di almeno 40- 45 anni.

In 150 anni l'Italia è diventato uno dei paesi longevi al mondo, seconda al Giappone e a pochi altri paesi, ma compensare questa parabola c'è una incapacità di diffondere i benefici in tutto il territorio nazionale, fra tutte le classi sociali raggiungendo anche i segmenti più poveri.

In questo l'Italia non ha compiuto progressi significativi e in particolare e se anche guardiamo oggi, dopo 150 anni permangono ancora dei divari molto ampi. L'art. 32 della Costituzione Articolo 32 recita "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge". tale articolo, secondo Vecchi, ancora non trova attuazione: i divari territoriali sono ampi, come anche quelli sociali e le tendenze che si vedono dopo il 2001 fanno pensare che ci siano ancora motivi fondati per essere preoccupati.

"In questo sicuramente il contesto economico non aiuta-conclude Vecchi- la stagnazione ormai presente da 25 anni, l'aumento della disuguaglianza dei redditi, della povertà.Tutto questo non aiuta a rendere meno diseguale la salute degli italiani quindi c'è da preoccuparsi".

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