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Lavoratori precoci: cosa cambia con la Legge di Bilancio 2017

La riforma delle pensioni è stata approvata grazie al via libera definitivo del Senato alla Legge di Bilancio 2017, il 7 dicembre 2016. Tra le misure contenute, come ci illustra Michaela Camilleri del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, c’è anche la Quota 41 per i lavoratori precoci, cioè coloro soggetti che hanno lavorato prima dei 19 anni, per almeno 12 mesi in modo effettivo anche non in modo continuativo e che risultino in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, cioè sono nel cd. sistema misto. Quindi se parliamo di lavoratori precoci intendiamo coloro che hanno iniziato a lavorare in età relativamente basse, o coloro che non hanno portato a termine il loro percorso di studi, e quindi hanno cominciato a lavorare prima della maggiore età, e quindi arrivano a maturare una contribuzione particolarmente elevata, cioè pari o superiore a 40 anni di contributi che fino al 2011 erano necessari per poter accedere alla pensione di anzianità contributiva, e quindi alla pensione anticipata.

Con la Riforma Fornero, dal 1 gennaio 21012 è stata introdotta una rigidità nel sistema pensionistico che è stata quella di agganciare la speranza di vita, oltre che all’età anagrafica, anche all’anzianità contributiva. Quindi dal 2011 questi 40 anni non sono stati più sufficienti per questo tipo di lavoratori, per poter accedere alla pensione di anzianità: gli uomini devono avere 42 anni e 10 mesi di contributi e le donne 41 anni e 10 mesi. 


La Legge di Bilancio per il 2017 ha apportato un significativo cambiamento in tal senso: dal 1° maggio 2017 introduce un ulteriore canale di uscita a 41 anni di contributi, a prescindere dall'età anagrafica, nei confronti dei lavoratori precoci. La cosiddetta quota 41 è concessa, nell'ambito di risorse programmate, in favore di coloro che si trovano in almeno uno dei cinque seguenti profili: 

  1. Disoccupati senza ammortizzatori 
  2. Assistono familiari di 1°grado con disabilità grave 
  3. Presentano un grado di invalidità superiore o uguale al 74% 
  4. Svolgono un’attività usurante o un lavoro ritenuto particolarmente pesante 

L'accesso al pensionamento con il requisito contributivo ridotto è comunque consentito entro i limiti di spesa stabiliti (360 milioni di euro per il 2017, 550 milioni per il 2018, 570 milioni per il 2019 e 590 milioni annui a decorrere dal 2020), per cui se dal monitoraggio delle domande emerga uno scostamento (anche in via prospettica) rispetto ai limiti di spesa, la decorrenza dei trattamenti è differita sulla base di specifici criteri di priorità (da 199 a 205).

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