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Le politiche a sostegno dell`imprenditoria femminile

Nel corso di questi anni, l'attenzione posta alla promozione dell'imprenditoria femminile, è stata notevole, in quanto si è compreso che il contributo che le donne possono apportare all'intero sistema economico è considerevole. Ma cosa intendiamo con il termine imprese femminili? Come ci spiega il Ministero dello Sviluppo all'interno del proprio sito, intendiamo le micro, piccole e medie imprese con le seguenti caratteristiche:

-società cooperative e le società di persone costituite in misura non inferiore al 60% da donne
-società di capitali le cui quote di partecipazione spettano in misura non inferiore ai due terzi a donne e i cui organi di amministrazione siano costituiti per almeno i due terzi da donne
-imprese individuali gestite da donne.

Attraverso la legge n. 215/1992, recante Azioni positive per l'imprenditoria femminile, come ci illustra Emilia Masiello, Dirigente Generale del Ministero dello sviluppo Economico, si è voluto promuovere l'uguaglianza sostanziale e le pari opportunità per uomini e donne nell'attività economica e imprenditoriale, in modo da:

a) favorire la creazione e lo sviluppo dell'imprenditoria femminile, anche in forma cooperativa;

b) promuovere la formazione imprenditoriale e qualificare la professionalità delle donne imprenditrici;

c) agevolare l'accesso al credito per le imprese a conduzione o a prevalente partecipazione femminile;

d) favorire la qualificazione imprenditoriale e la gestione delle imprese familiari da parte delle donne;

e) promuovere la presenza delle imprese a conduzione o a prevalente partecipazione femminile nei comparti più innovativi dei diversi settori produttivi.

Tale legge rappresenta l'unico strumento legislativo nazionale finalizzato, in modo specifico, a sostenere l'imprenditoria e il lavoro autonomo delle donne in tutti i settori economici, e prevede contributi in conto capitale a favore di piccole imprese gestite in misura prevalente da donne, per iniziative relative all'avvio di nuove attività, all'acquisizione di attività preesistenti, alla realizzazione di progetti innovativi e all'acquisizione di servizi reali.

In particolare, per quanto riguarda il requisito della prevalente gestione femminile:

-per le imprese individuali: il titolare deve essere una donna;
-per le società di persone e per le cooperative: maggioranza numerica di donne non inferiore al 60% della compagine sociale;
-per le società di capitali: le quote di partecipazione al capitale devono essere per almeno i 2/3 di proprietà di donne e gli organi di amministrazione devono essere costituiti per almeno i 2/3 da donne.

Le relative norme attuative furono introdotte dal regolamento approvato con DM 5 dicembre 1996, n. 706, e la prima applicazione della legge avvenne dunque nel 1997. Il regolamento d'attuazione ha provveduto a limitare l'intervento alle sole piccole imprese, a seguito delle contestazioni mosse dalla Commissione europea. La legge n. 215/1992 è stata infatti oggetto di un contenzioso in sede comunitaria, con l'avvio di una procedura d'infrazione conclusa con la decisione della Commissione del 16 giugno 1993. Conseguentemente, gli aiuti devono essere riservati alle sole piccole imprese, non devono superare gli importi fissati dalla disciplina comunitaria ed è stata esclusa la possibilità di cumulo con agevolazioni previste da altre leggi.

Successivamente, la disciplina degli interventi in favore dell'imprenditoria femminile è stata sottoposta ad una revisione sostanziale dal DPR 314/2000, al fine di adeguarne gli strumenti alle esigenze emerse dall'esperienza applicativa. Il citato DPR 314/2000, oltre ad integrare e modificare la disciplina della L. 215/1992, ha sostituito interamente le norme attuative. Dal punto di vista procedurale, oltre all'introduzione di un termine certo entro cui deve concludersi la procedura, l'innovazione più significativa introdotta dal DPR è rappresentata dal coinvolgimento delle regioni nel finanziamento e nella gestione degli interventi in favore delle imprese femminili, tramite l'integrazione facoltativa delle risorse nazionali, e, in tal caso, l'affidamento ad esse di tutto l'iter procedurale della concessione delle agevolazioni. Un simile potenziamento del ruolo delle regioni si realizza anche negli interventi per le iniziative formative e di assistenza. Il regolamento ha previsto l'integrazione di tali interventi all'interno di programmi regionali di portata generale, al cui cofinanziamento è destinato il contributo statale.

L'ultimo bando di attuazione della L. 215/1992 è stato il sesto bando (le domande potevano essere presentate a partire dal 17 dicembre 2005 e nei primi mesi del 2006), per il quale sono stati stanziati 88,5 milioni di euro complessivi.

A partire da tale bando di attuazione si è applicato il disposto dell'art. 72 della L. 289/2002 (finanziaria 2003) e del DM 2 novembre 2004 in base al quale il contributo in c/capitale originariamente previsto dagli articoli 5 e 6 del DPR 314/2000, calcolato secondo le intensità massime consentite dalla vigente normativa comunitaria in materia di aiuti di Stato, viene concesso per il 50% sotto forma di contributo in c/capitale e per il restante 50% sotto forma di finanziamento a tasso agevolato nella misura dello 0,50% annuo. L'accesso alle agevolazioni è consentito ai progetti che prevedono un investimento complessivo ammissibile non inferiore a 60.000 euro e non superiore a 400.000 euro.

Il Codice delle pari opportunità nel 2006

Con l'entrata in vigore del Codice delle pari opportunità nel 2006, la legge n. 215/1992 è stata abrogata, ad eccezione degli articoli 10, comma 6, 12 e 13, dall'articolo 57 del citato Codice, nel quale sono confluite varie disposizioni della legge stessa (artt. 21-22 e 52-55). Successivamente il comma 6 dell'art. 10 è stato abrogato dall'art. 4, D.P.R. 14 maggio 2007, n. 101.

In particolare, gli articoli 21-22 del Codice disciplinano, rispettivamente, la composizione e l'attività del Comitato per l'imprenditoria femminile istituito, con compiti di indirizzo e di programmazione generale, presso il Ministero delle attività produttive, ai sensi dell'articolo 10 della L. 215/1992, che i suddetti articoli riproducono pressoché integralmente.

L'articolo 52 fissa i principi generali cui si ispirano le disposizioni del capo II del Codice per promuovere l'uguaglianza e le pari opportunità tra uomini e donne nell'ambito dell'attività economica, riproducendo le disposizioni dell'art. 1, commi 1 e 2 della L. 215/1992.

L'articolo 53 individua i soggetti cui si rivolgono i principi in materia di azioni a favore dell'imprenditoria femminile, come previsto dall'art. 2, comma 1, della L. 215/1992: società, imprese, consorzi, associazioni, enti, centri di formazione ecc. costituiti da donne o a cui le donne partecipano in varia misura.

L'articolo 54 riproduce le disposizioni della legge sull'imprenditoria femminile che prevedono l'istituzione di un Fondo nazionale per lo sviluppo dell'imprenditoria (art. 3, co. 1, L. 215/1992). Infine, l'art. 55 prevede l'invio da parte del Ministero delle attività produttive di una relazione annuale al Parlamento per la verifica dello stato di attuazione dei principi del Capo II del Codice.

Le funzioni di competenza statale attribuite all'ex Ministero delle attività produttive in materia di interventi a favore dell'imprenditoria femminile dalla legge 25 febbraio 1992, n. 215, e dagli articoli 21-22 e 52-55 del citato Codice sono assegnate (ai sensi della lettera g) del comma 19, art. 1, del D.L. 181/2006) alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

 

La sezione speciale del Fondo di Garanzia

La Sezione Speciale "Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità" è riservata alle imprese a prevalente partecipazione femminile, ed è stata istituita con convenzione del 14 marzo 2013 tra Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le Pari Opportunità, Ministero dello Sviluppo Economico e Ministero dell'Economia e delle Finanze, sottoscritta ai sensi del decreto del Ministro dell'Economia e delle Finanze di concerto con il Ministro dello Sviluppo Economico del 26 gennaio 2012.

La dotazione è pari a 10 milioni di euro, da impiegare per la compartecipazione alla copertura del rischio sulle operazioni di garanzia ammissibili, con una ripartizione del 50% tra le risorse del Fondo e quelle della Sezione Speciale che, di fatto, può contare su una dotazione finanziaria complessiva di 20 milioni di euro. Nell'ambito della Sezione Speciale, una quota pari al 50% della dotazione è riservata alle nuove imprese. Con il decreto del Ministro dello sviluppo economico del 27 dicembre 2013 sono state inoltre introdotte modalità semplificate di accesso.

Alle imprese femminili sono riservate condizioni vantaggiose per la concessione della garanzia e in particolare:

-possibilità di prenotare direttamente la garanzia
-priorità di istruttoria e di delibera
-esenzione dal versamento della commissione una tantum al Fondo
-copertura della garanzia fino all’80% sulla maggior parte delle operazioni

Per prenotare la garanzia l’ impresa deve inviare l’apposito modulo al Gestore tramite posta (raccomandata A/R) o fax (0647915005) o posta elettronica certificata (fdgammissione@postacertificata.mcc.it). Ottenuta la delibera di approvazione del Comitato di gestione del Fondo, l’impresa può recarsi presso un intermediario finanziario (banca, società di leasing o confidi) che dovrà presentare richiesta di conferma della garanzia entro tre mesi dalla data di delibera del Comitato.La prenotazione della garanzia è una procedura facoltativa. Le imprese femminili possono anche utilizzare il normale iter di accesso, rivolgendosi senza prenotazione a un intermediario finanziario che presenterà la domanda al Gestore del Fondo.

Per tutto ciò che non è esplicitamente previsto dalla circolare del Gestore 660/2013, la Sezione Speciale per le Pari Opportunità è regolata dalla normativa ordinaria del Fondo contenuta nelle Disposizioni operative in vigore.

In particolare sono ammissibili alla Sezione Speciale tutte le operazioni previste dalla Disposizioni operative secondo i consueti criteri di valutazione economico-finanziaria.

Misure per l’autoimprenditorialità, per i giovani e le donne 

Il 13 gennaio 2016 è entrato in vigore il decreto 8 luglio 2015 n. 140 ha introdotto una radicale modifica degli incentivi per l'autoimprenditorialità (Titolo I del decreto legislativo n. 185/2000).

Le principali novità sono:
-si rivolge non solo ai giovani fino a 35 anni, ma anche alle donne indipendentemente dall’età
-è applicabile non più nelle sole aree svantaggiate ma in tutto il territorio nazionale
-non prevede l’erogazione di contributi a fondo perduto, ma solo la concessione di mutui agevolati a tasso zero, per investimenti fino a 1,5 milioni di euro (per singola impresa)
-possono presentare la domanda di accesso alle agevolazioni le imprese costituite al massimo da 12 mesi
-possibilità di presentazione della domanda anche da parte di persone fisiche che intendono costituire una società.

Sono agevolabili, fatti salvi alcuni divieti e limitazioni previsti dal regolamento comunitario sugli aiuti d’importanza minore, cosiddetti de minimis, le iniziative che prevedono programmi d’investimento non superiori a 1,5 milioni di euro relativi a:
-produzione di beni nei settori dell’industria, dell’artigianato, della trasformazione dei prodotti agricoli;
-fornitura di servizi, in qualsiasi settore;
-commercio e turismo;
-attività riconducibili anche a più settori di particolare rilevanza per lo sviluppo dell’imprenditorialità giovanile, riguardanti:
-la filiera turistico-culturale (intesa come attività finalizzate alla valorizzazione e alla fruizione del patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico, nonché al miglioramento dei servizi);
-l’innovazione sociale (intesa come produzione di beni e fornitura di servizi che creano nuove relazioni sociali ovvero soddisfano nuovi bisogni sociali, anche attraverso soluzioni innovative).

Le agevolazioni sono concesse, sulla base di una procedura valutativa con procedimento a sportello, ai sensi e nei limiti del sopra citato regolamento de minimis, che prevede, in particolare, che le imprese possono beneficiare delle agevolazioni fino al limite massimo di 200 mila euro, tenuto conto di eventuali ulteriori agevolazioni già ottenute dall’impresa a titolo di de minimis nell’esercizio finanziario in corso alla data di presentazione dell’istanza e nei due esercizi finanziari precedenti.
L’impresa beneficiaria deve garantire la copertura finanziaria del programma di investimento apportando un contributo finanziario, attraverso risorse proprie ovvero mediante finanziamento esterno, in una forma priva di qualsiasi tipo di sostegno pubblico, pari al 25% delle spese ammissibili complessive.
Con circolare direttoriale 9 ottobre 2015 n. 75445 sono stati definiti i termini e le modalità per la presentazione delle domande di agevolazione.
Con circolare direttoriale 28 ottobre 2015 n. 81080 è stato rettificato un mero errore materiale contenuto nella circolare del 9 ottobre 2015, n.75445.
Alcuni chiarimenti interpretativi e precisazioni relativi alle indicazioni operative contenute nella circolare direttoriale 9 ottobre 2015 n. 75445 sono stati forniti con circolare direttoriale 23 dicembre 2015 n. 100585.

Per informazioni consulta il sito http://www.invitalia.it/site/new/home/cosa-facciamo/creiamo-nuove-aziende/nuove-imprese-a-tasso-zero.htmlInvitalia

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