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Le priorità della politica della concorrenza nelle fasi di crisi economica

La crisi esaspera il difficile rapporto con la concorrenza presente anche nelle fasi non di crisi, e questo proprio per delle peculiarità della struttura economica italiana: gran parte dei cosiddetti  “cartelli di crisi” (per cartello si intende un accordo tra più produttori indipendenti di un bene o un servizio) hanno l’obiettivo di proteggersi dalla concorrenza, e far sopravvivere le imprese meno efficienti: "se andiamo a guardare gli interventi dell’Autorità Antitrust nei suoi 25 anni di vita rivolti alle intese restrittive della concorrenza- sottolinea Andrea Pezzoli, Direttore Generale Concorrenza dell' Autorità Garante Concorrenza e del Mercato- il 48% di questi cartelli si riferiscono a industrie in declino, dove la collusione, la concertazione, la restrizione della concorrenza, mina soprattutto a mantenere in vita delle imprese che, altrimenti, in un clima concorrenziale di maggior crescita e di maggior beneficio per i consumatori, di maggior innovazione, dovrebbero uscire dal mercato"


La sospensione delle regole di concorrenza durate la crisi degli anni ’30, ha provocato un suo prolungamento di almeno quattro se non sei anni, e questo è un dato da portare come memoria e da cui partire, secondo Pezzoli, per capire, rispetto all’ultima crisi ancora in atto, come organizzare una politica della concorrenza che non abbia un atteggiamento scolastico e accademico, ma che possa funzionare al meglio.
Per realizzare ciò, una politica economica che abbia sensibilità concorrenziale, deve dotarsi di strumenti di ammortizzatori sociali, tale per cui possano essere incentivati dei comportamenti rischiosi, sia da parte degli imprenditori, sia da parte degli stessi lavoratori, sia un atteggiamento rigoroso da parte dell’Autorità della Concorrenza. 
Il punto è che in assenza di tali ammortizzatori sociali, l’Autorità della Concorrenza potrebbe sentire eccessiva la pressione del “ricatto”: se si applicano correttamente le regole di concorrenza, si mettono a rischio nel breve termine posti di lavoro e l’impatto sociale sarà sgradevole, ma nel medio termine le cose andranno meglio, anche se, sottolinea Pezzoli, gli orizzonti della politica sono spesso schiacciati sul breve termine.
Quindi senza un’adeguata politica pubblica, un adeguato sistema di assicurazioni che possa consentire l’applicazione rigorosa delle regole di concorrenza anche nelle fasi di crisi, la tensione è inevitabile.
Tale tensione, sempre presente nel nostro sistema economico, nelle fasi di crisi ovviamente si acuisce, ed è composta da un lato dalla crisi economica e dall’altra dalle “tecnologie distruttive” derivanti dalla globalizzazione e dalla diffusione dell’economia digitale che porta benefici per i consumatori, per le piccole imprese, per tante categorie ma per altre no.
"Il rischio- conclude Pezzoli- è che ci sia una resistenza volta a rendere meno dinamico lo sviluppo della politica economica e questo nel medio termine porta  l’economia a crescere meno, ad essere meno produttiva e a privilegiare una politica economica pro-concorrenziale, fatta di adeguati ammortizzatori sociali da una parte e dall’applicazione delle regole di concorrenza rigorose dall’altro. Si preferisce surrogare un sistema di ammortizzatori sociali con la rendita monopolistica che nasconde sotto il tappeto, la polvere dell’inefficienza della scarsa produttività del nostro Paese e questo a discapito della crescita di medio periodo che dovrebbe essere quello che ci interessa maggiormente".

 

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