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L`importanza delle competenze trasversali e il ruolo dell`università

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In un mercato del lavoro in continua evoluzione, accanto alle competenze disciplinari che formano gli studenti, le aziende richiedono sempre di più di competenze come  lavorare in gruppo, comunicare, che siano autonomi, che abbiano acquisito competenze digitali.
È all'interno di questo scenario che nel periodo 2016-17 all'interno dell'Osservatorio Università-Imprese della Fondazione CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) è stata condotta una indagine descrittiva  (scaricabile in alto a destra), finalizzata a fornire dati di sfondo sulle modalità con cui le università stanno innovando la didattica, concentrandosi soprattutto sulle azioni di sistema adottate per sviluppare le soft skills e le competenze digitali richieste dal mondo del lavoro.

Le questioni emerse

• Attenzione crescente dell’EU sul tema delle 8 competenze chiave e coincidenza tra alcune di queste e le competenze trasversali richieste dalle aziende: numeracy, literacy, competenza digitale, imprenditorialità.
• Ai fini occupazionali, il 75% delle aziende ritiene le competenze trasversali rilevanti quanto le competenze tecnico-professionali.
• I corsi di studio sono valutati ‘eccellenti’ dalle aziende se sviluppano anche competenze non disciplinari.
• Sperimentazione già in atto in molti Atenei (74%) di percorsi, attività, offerte formative funzionali all’apprendimento da parte degli studenti di alcune competenze trasversali.

Tutti questi dati, secondo Claudio Melacarne è Professore associato di Pedagogia Sociale e Delegato del Rettore per la Formazione Continua dell'Università di Siena, ci invitano a pensare che l'università insieme alle aziende stiano affrontando un problema comune e cioè formare dei professionisti capaci di stare in contesti professionali molto diversi, che sappiano applicare ed utilizzare le proprie competenze disciplinari o specialistiche all'interno di ambienti sociali e ambienti di lavoro multiculturali.

Proposte dell'Osservatorio 

-Data la rilevanza degli argomenti trattati nel Rapporto 2016 e l’elevata rappresentatività dei Gruppi di lavoro dell’Osservatorio, mantenere i quattro gruppi di lavoro su Apprendistato, Dottorati industriali, Percorsi professionalizzanti, Competenze trasversali, al fine di monitore l’evoluzione in atto, promuovere iniziative di supporto e rafforzare l’interazione con i principali attori istituzionali (in particolare, MIUR, ANVUR, ISTAT, rappresentanze delle imprese e degli ordini professionali, e Alma Laurea), in stretta connessione con le Commissioni e i Gruppi di lavoro CRUI eventualmente impegnati su temi contigui. Nel prosieguo della sua attività l’Osservatorio coinvolgerà altri
attori di rilievo, quali l’Associazione per la direzione del personale, la Conferenza Stato Regioni e altri Ministeri oltre al MIUR.
- Istituire un network tra Atenei, soggetti istituzionali e parti sociali per la promozione dell’apprendistato di alta formazione e ricerca, avendo cura che tale Network si coordini con la costituenda rete nazionale del Placement.
-Rafforzare la comunicazione istituzionale, rivolta a studenti e famiglie, in merito alle potenzialità dell’apprendistato e all’importanza per gli studenti di partecipare alle attività formative diverse dalla didattica frontale (quali apprendistato,
stage, tirocini, Erasmus).
-Attivare almeno un corso di laurea di tipo “professionalizzante” a carattere sperimentale in ogni Ateneo per l’anno accademico 2017/18, nell’ambito del quale fornire adeguata attenzione ai temi delle competenze trasversali.
-Rilevare e valorizzare alcune esperienze pilota presenti negli Atenei italiani sui temi della didattica innovativa.
-Focalizzare il prossimo Rapporto dell’Osservatorio sull’esperienza maturata dalle imprese che si sono particolarmente impegnate nel rafforzamento delle relazioni Università-Imprese, e in particolare nei dottorati industriali, così da evidenziare quali sono, nella prospettiva delle imprese, i fattori abilitanti in grado di produrre risultati interessanti in termini di innovazione, competitività aziendale e valorizzazione della formazione e ricerca universitaria.

"La nota positiva in questa sfida- conclude Melacarne- è quella di avere una buona cultura del lavoro in molte università italiane e una disponibilità delle aziende a impegnare risorse per aiutare i giovani ad essere più occupabili, che vuol dire essere pronti ad avere un profilo in linea con quanto richiede il mondo del lavoro."

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