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Paola Dubini, "Con la cultura non si mangia” (Falso!)

La cultura non serve, interessa a pochi, non rende... Non è così. Paola Dubini, professoressa di Management all’Università Bocconi di Milano,  lo dimostra nel suo saggio «Con la cultura non si mangia» Falso! edito da Laterza. In tal senso il patrimonio culturale, nelle parole dell’autrice “è reale perché è visibile, riconosciuto, specifico: raccoglie i capolavori del genio creativo umano, attesta un cambiamento culturale importante, è testimonianza unica ed eccezionale di una tradizione culturale o di una civiltà […] è un patrimonio composto di elementi materiali ma anche immateriali, perché la dimensione intangibile della cultura, fatta di tradizioni, di conoscenze tramandate, di prassi è strettamente collegato al patrimonio tangibile ed altrettanto importante”.
Dubini riporta alcuni tra i dati più significativi, che ci fanno comprendere come la cultura sia “portatrice sana di ricchezza”: i settori culturali e creativi contribuiscono al 4,2% del PIL europeo. In Italia l'ultima indagine Symbola- Unioncamere stima che nel 2018 il perimetro del sistema produttivo culturale e creativo è di oltre 92 miliardi di euro di valore aggiunto così ripartiti: oltre 13 miliardi provenienti da settori creativi ( architettura, comunicazione, design), circa 34 miliardi proveniente dei settori culturali (cinema, radio, tv,videogiochi, digitale, musica, stampa, editoria),  3 miliardi del patrimonio storico-artistico, quasi 8 miliardi dalle arti performative.
Secondo questa indagine, la cultura ha sul resto dell'economia un effetto moltiplicatore pari a 1,8: in altri termini per ogni euro prodotto dalla cultura se ne attivano 1,8 in altri settori. 

Secondo l’autrice, il punto non è che la cultura non sia redditizia, ma che non si investa abbastanza in essa. Una teoria molto nota a riguardo è quella di Baumol e Bowen del 1965: mentre produrre un computer o un'automobile costa nel tempo progressivamente meno a parità di prestazioni, poiché la ricerca, il progresso tecnologico permettono una revisione continua di componenti, processi e prodotti, la messa in scena di un opera di Mozart non permette alcun recupero di produttività nel tempo e tende anzi progressivamente ad essere sempre più costosa. Questa specificità del settore delle arti performative è nota come sindrome dei costi e viene utilizzata in letteratura per spiegare la necessità di un sostegno pubblico nelle arti.

Uno dei motivi per cui ci ostiniamo a dire che con la cultura non si mangia, secondo Dubini è legato alla tendenza di considerare le sue componenti come risorse materiali, paragonabili al petrolio. Il punto, secondo l'autrice, è che se fosse così i monumenti, le opere d'arte sarebbero innanzitutto non rinnovabili e destinate ad esaurirsi. 
“E  invece è esattamente il contrario: per il solo effetto dello scorrere del tempo la consistenza fisica del patrimonio cresce. In compenso le espressioni immateriali della cultura, come tutte le risorse immateriali non soggiacciono alle stesse regole di finitezza delle risorse materiali. Le risorse hanno tanto più valore quanto più sono rare ed uniche: è in dubbio che la rarità, l'unicità siano caratteri che distinguono le risorse culturali del nostro paese”.

Paola Dubini è professoressa di Management all'Università Bocconi di Milano, dove si occupa di aziende culturali e delle loro condizioni di sosteneibilità, e visiting professor all'IMT di Lucca. Studia e scrive da diversi anni sulle trasformazioni in atto nel settore editoriale italiano.

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