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Quantitative easing: effetti sull`eurozona

Il quantitative easing cos'è e come funziona? Cerchiamo ci capire di cosa si tratta e i suoi effetti insieme ad Ivo Pezzuto, Docente di Business Economics ed International Management all' Università Cattolica del Sacro Cuore ed ISTUD Business School, autore del libro "Predictable and Avoidable", nel quale l'autore propone il Quantitative Easing come possibile misura non convenzionale contro una situazione di deflazione, stagnazione o recessione.

Cos’è il quantitative easing

QE, sta per Quantitative Easing, ovvero alleggerimento quantitativo. Attraverso tale termine, si designa una delle modalità con cui avviene la creazione di moneta da parte di una banca centrale e la immissione di moneta, con operazioni di mercato aperto, nel sistema finanziario ed economico: la banca centrale acquista, per una predeterminata e annunciata quantità di denaro, attività finanziarie dalle banche del sistema, come azioni o titoli.

La Banca Centrale Europea, comincerà ad acquistare 60 miliardi di euro di acquisti ogni mese, a partire da marzo 2015 sino a settembre 2016, con la possibilità di comprare solo titoli di elevata qualità (con il rating di fascia più alta, ovvero investment grade) fino a un massimo del 33% del debito pubblico di ogni singolo Paese e del 25% di ciascuna emissione di titoli. 

Le obbligazioni statali sono soggette a rischio di default, qualora il Paese emittente fallisca e non sia più in grado di ripagare il proprio debito. Il QE europeo prevede che il 20% del rischio sia condiviso a livello europeo, mentre l’80% del rischio sia a carico del bilancio delle Banche Centrali dei rispettivi Stati.

Gli effetti del quantitative easing

Il QE potrebbe essere un grande opportunità per la ripresa dell'Eurozona e la lotta alla deflazione, cioè una diminuzione del livello generale dei prezzi, purché i fondi pensione, fondi d'investimento, le banche ed le assicurazioni siano disposti a vendere gli asset con rating di fascia più alta, cioè investment grade, in loro possesso. Il QE inoltre sembra arrivare al momento molto favorevole nel quale il prezzo del petrolio si è fortemente ridotto e il tasso di cambio dell’euro con altre divise si è già significativamente deprezzato.
Il QE  della BCE potrebbe aiutare nei prossimi anni a consolidare i primi segnali ripresa economica in Europa, a contrastare la trappola della liquidità, e a ridurre il rischio di una spirale deflazionistica, incidendo sulle aspettative di inflazione, sulla fiducia di imprese e famiglie, sulla domanda aggregata, e sulla fiducia nella sostenibilità del debito pubblico.
Come spiegato dal Prof. Ivo Pezzuto, ovviamente, il quantitative easing da solo non sarà in grado di ottenere tutti questi risultati, alla luce anche della perdita di competitività e produttività di alcuni Paesi europei dall’inizio della crisi del 2008, ed in alcuni casi anche da prima della grande crisi globale.

Il QE per poter ottenere risultati efficaci dovrà essere accompagnato anche da tempestive ed efficaci manovre di politica fiscale, politica economica ed industriale; dal completamento delle riforme strutturali e dal risanamento dei bilanci dei Paesi periferici dell’eurozona al fine di consentire il recupero della competitività di queste economie e l'eliminazione degli squilibri macroeconomici. Secondo il prof. Pezzuto sarà necessaria anche una maggiore integrazione fiscale, politica, finanziaria nell'Eurozona, maggiori meccanismi di solidarietà fiscale e una superiore mobilità del mercato del lavoro tra i Paesi membri, una maggiore armonizzazione delle politiche economiche e fiscali che stimolino gli investimenti e la crescita.

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