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Ricerca: quali spazi per le donne?

Le scienze sembrano essere dominio degli uomini. Fin dagli anni della formazione universitaria. Per non parlare poi delle carriere scientifiche. Ma è davvero così? Qual è la situazione in Italia e in altri Paesi? Per analizzare e approfondire il rapporto “donne e scienza” è necessario partire dai dati. 
È ciò che fa il progetto interattivo di data visualization promosso dall'Università di Trento in occasione del 103° congresso nazionale della Società Italiana di Fisica (SIF) e dei 120 anni di vita della Società, come ci illustra Rossella Bozzon, collaboratrice post-dottorato del Centro Studi di Genere dell'Università di Trento, che ha curato la raccolta e l'elaborazione dati.

Un fenomeno che cambia lentamente

La limitata presenza di donne nelle carriere scientifiche, è un fenomeno che accomuna i paesi europei e il cui cambiamento è molto lento. Le carriere scientifiche si contraddistinguono per una marcata segregazione verticale. Nel caso italiano, sebbene la quota di donne che conseguono una laurea e un dottorato continua a aumentare, la loro presenza nelle carriere di ricerca diminuisce man mano che si sale nelle posizioni della gerarchia accademica. Mentre nella fase iniziale della carriera vi è un equilibrio di presenze tra uomini e donne, tra i professori ordinari le donne pesano solo per il 21%. 

La mancanza di donne non è uniforme tra settori di ricerca. In particolare, vi sono discipline come la fisica e l’ingegneria industriale dove si trova meno di una donna ogni quatto uomini occupati con posizioni di ricerca. Al contrario, vi sono degli ambiti dove il processo di femminilizzazione è più avanzato come, ad esempio, la biologia dove la presenza di donne raggiunge il 55% sul totale del personale di ricerca. Costante tra tutte le discipline è però la sistematica mancanza di donne ai vertici dell gerarchia accademica (soffitto di cristallo).

Dentro l'Accademia

I profili di uomini e donne occupati in accademia sono molto differenti. Mentre la maggior parte delle donne è addensata nelle discipline mediche, nella biologia e nelle scienze letterarie e storiche, gli uomini sono concentrati nelle discipline mediche, nelle ingegnerie, in economia e statistica.

Il confronto delle età dei ricercatori suggerisce che le donne sono mediamente più giovani degli uomini. Tale differenza è strettamente associata alla loro più recente entrata nei ranghi accademici e alla mancanza di donne nelle fasce più avanzate della carriera. Infatti, lo studio dei profili femminili per grado occupato segnala che circa.

Le posizioni di lavoro femminili sono generalmente più instabili di quelle maschili. Le donne più frequentemente degli uomini sono occupate con contratti a termine o assegni di ricerca. La mobilità geografica per svolgere lavori di ricerca - aspetto cruciale nella costruzione delle carriere di ricerca donne. 

Il lavoro 

Le difficoltà di avanzamento di carriera delle donne sono spesso connesse ad una loro presunta minore competitività e produttività. I pochi indicatori disponibili sul tema ci suggeriscono che la situazione è quanto mai controversa. Gli indicatori connessi alle pubblicazioni, sebbene non siano in grado di confrontare le produttività individuali di ricercatori e ricercatrici, mostrano che le donne meno spesso degli uomini sono riconosciute come le responsabili scientifiche di una pubblicazione di ricerca. Inoltre, nella competizione per l’accesso ai fondi di ricerca le ricercatrici hanno minori tassi di vittoria rispetto agli uomini.

Gli sviluppi di carriera 

Le carriere scientifiche stanno diventando sempre più competitive e precarie. Lo studio dei profili per età delle posizioni accademiche mette in evidenza due aspetti. Innanzitutto, l’accesso ai ruoli di professore associato e ordinario - posizioni non solo più prestigiose, ma anche contraddistinte da contratti a tempo indeterminato - avviene ampiamente dopo i 40 anni. Si tratta quindi di carriere molto lente che prevedono delle stabilizzazioni ad età relativamente avanzate. In secondo luogo, le posizioni precarie, costituite dai profili degli assegnisti/e di ricerca e dei ricercatori/trici presentano dei profili di età che vanno dai trenta ai quarantacinque anni, e che coincidono con una fase del ciclo di vita particolarmente impegnativa, non solo sul piano lavorativo, ma anche su quello delle scelte personali e familiari. Molti degli abbandoni delle carriere scientifiche/accademiche sono spesso connessi all’impossibilità di risoluzione delle interferenze tra vita lavorativa e privata, che spingerebbero le donne più spesso degli uomini a cerca lavoro in altri settori/ambiti professionali rinunciando al lavoro scientifico.

 

 

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