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Rivoluzione tecnologica e occupazione femminile

La rivoluzione digitale crea maggiore flessibilità nel modo in cui lavoreremo, e questi cambiamenti potrebbero favorire la partecipazione femminile al mercato del lavoro, soprattutto per quelle donne che devono conciliare le responsabilità familiari con quelle legate al loro lavoro.

Una seconda dimensione importante legata alla rivoluzione digitale, secondo Stefano Scarpetta, direttore per l'occupazione, il lavoro e gli affari sociali presso l'Ocse, è che i rischi di automazione sono più concentrati in alcuni settori che sono quelli con una maggiore intensità di lavoratori uomini piuttosto che donne: questi sono aspetti positivi che potrebbero contribuire a ridurre il divario di genere sul mercato del lavoro associati alla rivoluzione digitale.

Dall'altro lato c'è un rischio che alcuni dei posti di lavoro che verranno creati a seguito della rivoluzione digitale, abbiano una qualità inferiore rispetto ai posti di lavoro che verranno persi e ciò potrebbe colpire in particolare alcuni settori in cui le donne sono maggiormente rappresentate.

La grande scommessa sarà continuare questo sforzo importante per favorire la partecipazione femminile al mercato del lavoro e anche l'accesso a quelle competenze che saranno sicuramente ad alta domanda nel futuro, soprattutto nelle Stem. Secondo i dati Ocse, emerge un quadro contradditorio: in Italia come in molti paesi dell'Ocse, le donne terminano il ciclo universitario con voti superiori rispetto agli uomini e ci sono più donne laureate rispetto agli uomini, ma ci sono molte meno donne nella filiera Stem e questo si ripercuote sul mercato del lavoro in cui vediamo quelle opportunità di lavoro più dinamiche con maggior perfettive di carriera, sono altamente concentrati sugli uomini. Infatti ci sono poche donne nell'ICT, in quei settori ad alta tecnologia che sono quelli più dinamici.

Secondo Scarpetta, occorre investire nell'istruzione ma anche dare un sostegno nella scelta della filiera di studi che permetta di ridurre quello che ancora esiste e  cioè uno stereotipo in cui per le donne sia meno facile studiare in settori Stem e soprattutto in quella parte dello Stem che è legata alle nuove tecnologie digitali. L'altra grande scommessa è dare formazione a quelle donne, a cui gli uomini che sono già sul mercato del lavoro e che devono adeguare le loro competenze per mantenere il loro posto di lavoro o anche avere accesso alle nuove opportunità che sicuramente la rivoluzione digitale creerà.

In tal senso c'è un grosso sforso da fare rispetto al capitale umano, ma anche permettere di poter conciliare responsabilità lavorative con quelle che possono essere responsabilità familiari quindi il miglior equilibrio tra lavoro e famiglia. In Italia ci sono tante piccole misure ma che non fanno sistema è quello di cui c'è bisogno una politica della famiglia che sia omnicomprensiva e che guardi i vari aspetti che sono importanti per la possibilità di una scelta di una donna soprattutto di una madre di poter partecipare in maniera attiva sul mercato del lavoro.

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