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Scaleup: a che punto siamo?

 Scaleup: a che punto siamo?

In Europa ci sono circa 4200 scaleup. Le isole britanniche (Regno Unito e Irlanda) guidano la classifica con circa 1550 scaleup, che hanno raccolto complessivamente circa 21.5 miliardi di dollari. L’Europa centrale, ovvero Germania, Francia e gli stati che si affacciano sulle Alpi, registrano circa 1.150 scaleup (il 28% del totale) che hanno raccolto collettivamente 18.1 miliardi di dollari. Per pareggiare le performance del Regno Unito bisogna aggiungere il Benelux (circa 300 scaleup in grado di raccogliere 3.6 miliardi di dollari). La terza regione per scaleup è infine quella Scandinava. I 5 paesi scandinavi contano circa 620 scaleup (15% del totale) e 9.4 milioni di dollari di capitale raccolto. Questi sono alcuni dei dati che emergono dal SEP Monitor Scaleup Italy realizzato dall’organizzazione internazionale Mind the Bridge nell’ambito dell’iniziativa Startup Europe Partnership della Commissione Europea che si propone di sostenere la crescita delle migliori startup europee anche attraverso le grandi aziende e le principali borse. Il SEP Monitor Scaleup Italy è stato presentato durante lo #StartupDay promosso da Agi.

SEP, Startup Europe Partnership, l’iniziativa che coinvolge anche Mind the Bridge, sta portando avanti un lavoro per la standardizzazione delle metriche della scaleup e ha già offerto questo primo sistema per l’individuazione di una scaleup :

-Startup: le società che negli ultimi tre anni di attività hanno raccolto investimenti tra i 500 mila e il milioni di dollari o che si sono autofinanziate e hanno un fatturato compreso nel medesimo range.
-Scaleup: le società che hanno raccolto (ultimi tre anni) da uno fino a 100 milioni di dollari di investimenti o si sono autofinanziate e hanno un fatturato compreso nello stesso range.
-Scaler: la società che ha raccolto o fattura oltre i 100 milioni di dollari.

L’Europa Mediterranea, quindi, occupa gli ultimi posti della classifica generale: Spagna, Portogallo, Italia, Grecia e le isole “pesano” complessivamente per sole 430 aziende e 4.2 milioni di dollari raccolti, che hanno un ordine di grandezza simile al Benelux. Gli investimenti in startup ammontano allo 0.12% del PIL, circa un terzo della media europea, dato che mostra il grave ritardo dei paesi dell’Europa del Sud.  

Un gruppo emergente di cui tenere conto è invece quello formato dalle circa 120 scaleup dell’Est Europa (escluse Russia, paesi baltici e Caucaso) che sono state in grado di raccogliere circa 700 milioni di dollari in capitali (lo 0.07% del PIL). Un’altra area emergente è quella dei Baltici (Estonia, Latvia e Lituania) e che con 30 scaleup ha raccolto circa 200 milioni di dollari (lo 0.26% del PIL).

La situazione italiana: un confronto con gli altri paesi

L’Italia si colloca all’11° posto nell’Europa continentale sia per numero di scaleup che per ca-pitale raccolto. Il divario con il Regno Unito, in cima alla classifica, è abissale. Rispetto al "Bel Pae-se", il Regno Unito è riuscito a produrre un numero di scaleup 10 volte superiore che complessi-vamente è riuscito a raccogliere 22.4 volte più investimenti.

Anche Germania e Francia sono molto lontane. Questi due paesi dispongono di un bacino di sca-leup oltre 3 volte superiore. E il divario è ancora più ampio se consideriamo il capitale raccolto. A partire dalla fine del 2016, le scaleup tedesche hanno raccolto complessivamente oltre 11 volte più capitale rispetto a quelle italiane, le scaleup francesi 7 volte tanto (questi dati non includono il nuovo Piano Macron).

Anche la stessa Spagna sembra difficile da raggiungere. Il divario principale con questo paese non si evidenzia soltanto per il numero di scaleup (207 contro le 135 italiane) ma soprattutto - stessa vecchia storia - in termini di capitale raccolto. Le scaleup spagnole sono state in grado di racco-gliere 2.8 miliardi di dollari contro 0.9 miliardi di dollari raccolti dai colleghi italiani. Il divario è di oltre 3 volte.

La situazione italiana sembra ancora peggiore se i dati vengono rapportati al PIL e alla popolazione: l’Italia è ben al di sotto della media europea di 0.9 scaleup ogni 100.000 abitanti e dello 0.32% del capitale raccolto rispetto al PIL. Insieme a Polonia e Austria occupa gli ultimi posti della classifica, mostrando quindi un consistente potenziale inespresso. 

Scaleup Italia, analisi 2017: le principali evidenze

I principali dati, in breve

- 135 scaleup

- 22 “dual companies” (16% del totale)

- 0.2 Scaleup ogni 100mila abitanti

- $970M di capitale raccolto, equivalente allo 0.05% del PIL

- 94 exit dal 2010

- 76% sono state fondate dopo il 2010 (ecosistema recente)

- nel 2016 crescita del +26% rispetto al 2015 sui nuovi capitali raccolti

- nel 2016 crescita del +22% rispetto al 2015 su numero delle scaleup

Il modello “dual companies” è vincente

Diffuso il fenomeno delle “dual companies”, ovvero di quelle startup italiane (22, equivalenti al 16% del totale) che, seguendo il modello avviato da Funambol e Decisyon, hanno spostato l’headquarter all’estero pur mantenendo lo sviluppo in Italia. Queste 22 scaleup hanno raccolto in media 11.8 Milioni di dollari - il 24% del capitale totale raccolto dalle scaleup italiane - contro i 6.3 milioni raccolti dalle scaleup che sono rimaste in patria. Il modello “dual companies” per l’Italia sembra quindi funzionare. 

Italian Top Hotspot

Milano è il principale hotspot per le scaleup italiane (accoglie il 42% del totale scaleup), con $527M di capitali raccolti. A distanza tutti gli altri, Roma inclusa.

Dimensioni scaleup

L’ecosistema italiano è dominato in prevalenza da scaleup di piccole dimensioni: l’86% delle sca-leup italiane ha raccolto finanziamenti tra 1 e 10 milioni di dollari. Il segmento delle medie scaleup (da 10 a 50 milioni di dollari in capitale raccolto) non è densamente popolato: solo 16 scaleup (12%) e solo 2 aziende (2% del totale) hanno raccolto oltre 50 milioni. Oltretutto il segmento delle piccole scaleup (fino a 10 milioni di capitale raccolto) rappresenta il 36% di tutto il capitale disponibile per le scaleup in Italia, il segmento delle medie rappresenta il 39% e quello delle “big” rappresenta il 25% (i cui 4/5 sono rappresentati da Yoox). 

Capitali raccolti

Di circa 1 miliardo di dollari raccolto, l’85% è stato raccolto da Venture Capital e investimenti privati, il restante 15% tramite IPO di 9 aziende che si sono quotate in borsa. Tutte e 9 le aziende si sono listate sul programma AIM - Alternative Investment Market della London Stock Exchange, un sub-mercato dedicato alle PMI, dimostrando di essere un’opzione percorribile per le aziende tec-nologiche italiane. Tutto questo capitale corrisponde a circa l’1% (0,05%) del PIL italiano, un dato al di sotto della media europea (0,33%) e dei paesi del Sud Europa (0.14%). 

Il 78% dei round di investimento è guidato da investitori italiani, il 9% da altri investitori europei, l’8% da statunitensi. Ma i round finanziari guidati dagli investitori italiani sono di dimensioni più ridotte in valore (2 Milioni di dollari in media contro i 5.6-10 raccolti dagli investitori stranieri). 

Un potenziale inespresso

I buoni risultati del 2016 (tasso di crescita del 22% per numero di scaleup e del 26% in capitale raccolto rispetto al 2015) non sembrano essersi confermati nel 2017. I dati preliminari per l’anno appena chiuso mostrano una assenza di crescita, se non un lieve ribasso. 

Non solo moda

In linea con precedenti ricerche, anche l’ecosistema italiano non presenta particolari specializza-zioni. Il settore e-Commerce (19%) guida in termini di volumi, seguito da Fintech (10%) e Digital Media (9%). In termini di capitale raccolto, il settore fashion-tech è chiaramente guidato dal gigante Yoox (190 Milioni di dollari da solo); l’e-Commerce segue al secondo posto con 150 milioni di dollari (16%) mentre l’advertising si colloca sul terzo gradino del podio con poco meno di 85 milioni (9%). 

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