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Sharing economy. Chi guadagna e chi perde

C’è chi la vede come una soluzione alla crisi, per compensare redditi falcidiati dalla globalizzazione e per assicurare prezzi minori rispetto al mercato. Ma è anche il regno del lavoro non tutelato, della concorrenza sleale, dell’elusione di standard, garanzie e imposte. Quali conseguenze avrà la sharing economy sul nostro sistema economico e sulla nostra vita quotidiana? A questo prova a rispondere Mario A. maggioni, docente di Economia dell'innovazione all'Università Cattolica di Milano all'interno del libro "La sharing economy. Chi guadagna e chi perde", edito da il Mulino. 

Tante le definzioni che sono state date dalla sharing economy, ma quella che l'autore sottolinea essere a suo parere la migliore è di Alex Stephany, ceo di Justpark:"La sharing economy è il valore derivante dal rendere le risorse sottoutilizzate accessibili on line ad una comunità, riducendo la necessità di possedere tali risorse da parte degli individui". 

L'economia della condivisione, è divenuta universalmente riconoscibile a partire dal 2008, dopo la crisi finanziaria ed economica, che coincide con due eventi importanti: la presentazione del primo IPhone nel 2007 e nel 2008 la diffusione massiccia di Facebook.

Ma quanto vale oggi la sharing economy? Nel mondo circa 15 miliardi di dollari (studio Pwc del 2014), in Europa  circa 28 miliardi di euro (studio Pwc del 2016). E in Italia? Secondo uno studio di Unicusano, nel 2016 era pari a 13 miliardi di euro. Tra gli aspetti maggiormente discussi nel libro, vi è la regolamentazione della sharing economy nella quale sono contrapposti una visione libertaria/libertista, che vede nel sistema di rating un'alternativa efficace alla tradizionale regolazione e l'altra normativa/precauzionale che vede nella regolazione un possibile strumento per ridurre i problemi legati alla sharing economy.

"Ogni innovazione è affidata alle nostre mani-conclude l'autore- alle nostre menti e ai nostri cuori. Sta a noi decidere come utilizzarla".

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