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Sharing economy: la forza della condivisione

Cresce la sharing economy in Italia con all’attivo circa 250 piattaforme collaborative on line. Lo afferma una ricerca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore presentata nel corso di Sharitlay, il primo incontro interamente dedicato all’economia collaborativa. La ricerca rileva circa 160 piattaforme di scambio e condivisione, circa 40 esperienze di autoproduzione, circa 60 di crowding (di cui 27 quelle di crowdfunding attive e 14 in fase di lancio). Che si tratti di “sharing” per la condivisione di beni, servizi, informazioni, spazi, tempo o competenze, di “bartering”, ovvero il baratto tra privati ma anche tra aziende o di “crowding” con pratiche come il crowdsourcing e crowdfunding ma anche di “making” cioè di autoproduzione dall’hobbismo alla fabbricazione digitale (fablab), dal 2011 a oggi i numeri sono più che triplicati, in particolare nell'ambito del turismo, dei trasporti, delle energie, dell'alimentazione e del design. Ne parliamo con Marta Mainieri di collaboriamo.org e autrice dell'omonimo libro edito da Hoepli. La sharing economy è un nuovo modello di servizio che può essere un’opportunità per start up, aziende e amministrazioni ma, anche, per rispondere alle sfide a cui sono chiamate a rispondere le nostre città.
Per capire il panorama delle start up italiane da più di un anno la directory collaboriamo.org monitora e registra i servizi collaborativi italiani: servizi giovani, nati per la maggior parte tra il 2012 e il 2013, in crescita seppur con qualche difficoltà. E quanto ai risultati? Crescono bene le start up internazionali che arrivano in Italia, ma anche alcune piattaforme italiane. Pesano però alcune criticità e ritardi quali la scarsa familiarità con internet degli italiani, la mancanza di regolamentazione normativa, i pochi fondi di investimento erogati, nonché la scarsa preparazione imprenditoriale dei giovani italiani. Tuttavia questi servizi possono rappresentare un’opportunità per aziende e amministrazioni, sia perché offrono nuovi modelli di business, sia perché possono rafforzare la coesione sociale, salvaguardare l’ambiente, favorire la ridistribuzione della ricchezza e trattenere i giovani.
Con un 13% della popolazione che ha utilizzato almeno una volta servizi di sharing, l’economia collaborativa in Italia si avvicina al tipping point per la diffusione di un fenomeno tra la popolazione (previsto al 15% ).
Gli Early Adopter, per lo più uomini con livello di istruzione elevato e residenti in grandi centri abitati, hanno utilizzato almeno una volta servizi di Sharing perché propongono soluzioni innovative e rispettose dell’ambiente, favoriscono la socializzazione ma anche il risparmio economico. Tra i servizi più utilizzati quelli legati alla mobilità (car sharing), alloggio condiviso, scambio e baratto.
Tra le resistenze di chi non ha provato i servizi di sharing, infatti, le più diffuse riguardano sia la condivisione di beni di proprietà sia alla fiducia verso gli altri.  

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