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Tasse universitarie: l`Italia tra le più care dell`Ue

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Anche quest’anno, Federconsumatori sta per concludere lo studio sui costi degli Atenei italiani: il quadro che ne emerge, come ci illustra il presidente Rosario Trefiletti, è che le tasse non si discostano molto dall'ultima ricerca del 2013, anche se risulta un caso anomalo come l'Università di Parma, che registra un aumento che va dal 18 al 23%. Se allarghiamo la prospettiva della questione emerge che l'Italia si classifica tra i paesi europei con le tasse universitarie più care e con borse di studio insufficienti. È ciò che si apprende dal rapporto Eurydice 2014, stilato per conto della Commissione europea, che compara l’entità delle rette pagate dagli studenti dei vari paesi dell’UE. La relazione, dal titolo “Tasse e sistemi di sostegno nazionali per gli studenti nell’istruzione superiore europea 2014/2015″ (pdf scaricabile in alto a destra), evidenzia che nel nostro Paese meno di uno studente su dieci riceve un contributo pubblico o privato per frequentare l’università. In Italia l’importo medio delle tasse universitarie è compreso nella fascia tra i 1.000 e i 5.000 euro annui, dato che ci colloca nello stesso gruppo di Spagna, Slovenia, Lettonia, Lituania, Ungheria e Paesi Bassi. Da noi è l’88,5 per cento degli iscritti a pagare, mentre in Spagna la percentuale scende al 70 per cento e in Francia al 65.

Tra i paesi europei permangono forti disparità nei livelli delle tasse universitarie, delle borse di studio e dei prestiti per gli studenti. La relazione interessa 33 paesi europei e rivela che nel continente, nonostante alcune importanti eccezioni, i sistemi di tassazione universitaria sono rimasti relativamente stabili. La Germania è l'unico paese ad aver recentemente abolito le tasse universitarie, benché queste fossero state introdotte solo nel 2007.


Vediamo la situazione negli altri paesi:


Estonia: ha apportato modifiche sostanziali al proprio sistema di finanziamento, correlando le tasse ai risultati nello studio: a pagare sono solo gli studenti che non riescono a stare al passo con il piano di studi (vale a dire che non ottengono il necessario numero annuo di crediti). La correlazione tra tasse e risultati modesti è applicata anche in altri paesi, tra cui la Repubblica ceca, la Spagna, la Croazia, l'Ungheria, l'Austria, la Polonia e la Slovacchia.


Regno Unito(Inghilterra): il paese con le tasse universitarie più elevate, in seguito a una radicale revisione del sistema di istruzione superiore realizzata nel 2012. Le tasse non vengono tuttavia pagate immediatamente ma solo dopo la laurea, quando lo stipendio degli studenti supera una determinata soglia, il che costituisce un modello unico in Europa. In Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Paesi Bassi e Slovenia gli studenti pagano subito tasse relativamente elevate.


"L'Europa ha un disperato bisogno di migliorare l'accesso all'istruzione superiore per i nostri giovani. Ciò permetterebbe di migliorare notevolmente le loro opportunità di ottenere un buon lavoro, oltre a rafforzare le nostre economie, che necessitano del contributo di innovazione e di creatività di brillanti laureati", ha affermato Androulla Vassiliou, Commissaria europea responsabile per l'Istruzione, la cultura, il multilinguismo e la gioventù. "Qualora gli Stati membri decidano di introdurre tasse universitarie dovrebbero sempre disporre di misure, tra cui le borse di studio, atte a garantire parità di accesso all'istruzione superiore per tutti, in particolare per gli studenti provenienti da contesti svantaggiati."
In un numero significativo di paesi – Cipro, Danimarca, Germania, Grecia, Malta, Finlandia, Svezia, Regno Unito (Scozia), Norvegia e Turchia – non sono previste tasse universitarie. All'estremo opposto vi sono nove paesi in cui tutti gli studenti universitari sono tenuti a pagare tasse [Repubblica ceca, Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia, Regno Unito (Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord), Islanda, Liechtenstein].
Nella maggior parte dei paesi europei è solo una minoranza di studenti a beneficiare di borse di studio. In nove paesi tutti gli studenti (Cipro, Danimarca, Malta, Finlandia) o la maggior parte di essi [Lussemburgo, Paesi Bassi, Regno Unito (Scozia), Svezia, Norvegia] beneficiano di borse di studio. L'Islanda è l'unico paese a non offrire alcun sistema pubblico di borse di studio, sebbene la questione sia attualmente oggetto di discussione.
In 35 sistemi di istruzione (alcuni paesi come, ad esempio, Belgio e Regno Unito hanno più sistemi) le borse di studio sono concesse ad alcuni o a tutti gli studenti in base alle necessità economiche (Danimarca, Finlandia e Svezia offrono borse di studio a tutti gli studenti a tempo pieno, a condizione che essi soddisfino le condizioni essenziali in materia di rendimento negli studi); 23 sistemi offrono borse di studio in base al merito, unitamente a una valutazione del rendimento accademico. Quasi tutti questi sistemi coniugano borse di studio basate sulle necessità economiche e borse di studio basate sul merito.
In circa metà dei paesi interessati i prestiti per studenti sovvenzionati con fondi pubblici si rivelano importanti nel sostenere gli studenti. Sempre in circa la metà dei paesi alcuni elementi del sostegno dipendono dalla situazione familiare generale e non sono corrisposti direttamente agli studenti, ma vengono erogati sotto forma di agevolazioni fiscali per i genitori o di assegni familiari.
In una relazione distinta pubblicata a giugno dalla Commissione europea è emerso che l'introduzione di tasse universitarie di solito aumenta il totale delle risorse a disposizione dell'istruzione superiore, benché il nuovo gettito proveniente dalle tasse universitarie non sia sempre investito in modi che migliorino direttamente l'esperienza degli studenti, come ad esempio nell'assunzione di nuovi insegnanti.
La relazione ha altresì dimostrato che le tasse universitarie non hanno un impatto complessivamente negativo sulle iscrizioni, anche tra gli studenti di estrazione socioeconomica più bassa, a meno che l'entità dell'aumento non sia eccezionale. L'aumento delle tasse universitarie può tuttavia determinare una riduzione delle iscrizioni tra gli studenti più anziani. La relazione ha sottolineato che le borse e/o i prestiti sono essenziali per controbilanciare le conseguenze potenzialmente negative delle tasse universitarie o dei loro aumenti sulle iscrizioni, in particolare per quanto concerne i gruppi vulnerabili.  

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