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Tecnologie ed emancipazione femminile

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A metà degli anni Sessanta, la massiccia diffusione degli elettrodomestici “bianchi” consente alle mogli degli operai di uscire di casa e andare al lavoro. Una storia che ha radici nel passato e qualche insegnamento per il presente. Questo è ciò che ci illustra Gianni Toniolo senior fellow e docente presso la Luiss School of European Political Economy, su come sia cambiata la vita della donna grazie alla diffusione degli elettrodomestici, in una ricerca condotta con Fedra Pizzato del Museo del '900 di Venezia, ed Eliana Viviano ricercatrice della Banca d'Italia. 

La prima rivoluzione industriale non è stata amica della donna, secondo Toniolo, in quanto i lavori domestici gravano solo sulle sue spalle. Per quanto riguarda il lavoro, si riteneva che solo alcune tecnologie fossero adatte alle donne, come nel settore tessile. C’era l’idea sbagliata che la donna fosse adatta solo per certi mestieri: le dita sottili femminili fecero sì che dattilografiche, centraliniste e addette al montaggio delle pellicole cinematografiche, fossero proprio le donne. 
Durante la Prima Guerra Mondiale questa idea viene sfatata: gli uomini sono al fronte, e quindi le donne sono chiamate a fare tutti i lavori. La storia, secondo Toniolo, ha dimostrato che non ci sono mestieri adatti solo alle donne.

La seconda rivoluzione industriale è più amica delle donne perché nel giro di meno di un secolo cambiò la vita dell’umanità. Arrivano l’acqua, il gas e l’elettricità. Le case diventano più luminose e igieniche: le prime lavatrici rispondo ad una necessità sempre sentita come priorità fin dal 1700; il telefono viene usato come intrattenimento, le donne ascoltavano la musica. La vita delle donne cambia. Ma l’aspetto più significativo è che l’introduzione di questi elettrodomestici ha avuto un impatto sul mondo del lavoro: vi è una crescita esponenziale della partecipazione delle donne al mercato del lavoro, ciò che non si verifica per gli uomini.

La situazione verificatasi nella terza rivoluzione industriale, quella delle nuove tecnologie, non sembra favorire le donne. Ciò che si presenta invece è una certa polarizzazione nel mercato di lavoro negli Usa: le tipologie di lavoro sono categorizzate in base alla complessità, bassa, media e alta. La tecnologia va ad incidere sulle mansioni a complessità intermedia.  C’è chi ritiene che proprio l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro abbia generato questa polarizzazione, facendo entrare le donne nelle mansioni a complessità bassa e alta. 

In Italia invece le donne sono concentrate nelle medie qualifiche e questo non è un trend, ma è una situazione di “calma piatta”, senza una tendenza alla polarizzazione. Dalla ricerca emerge che la sfida che attende le donne è quella di occuparsi delle mansioni ad alta qualifica. Ma il problema di fondo sembra che siano ancora troppo poche le donne presenti nella produzione delle tecnologie, realmente il settore più importante.

Quindi se le donne vorranno avere un futuro nel mercato del lavoro con le nuove tecnologie, secondo Toniolo, dovranno cercare di orientare di più la loro formazione, soprattutto universitaria, verso le materie scientifiche, che sono quelle che condurranno ai lavori maggiormente di fascia alta che utilizzano le nuove tecnologie. 

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