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Tony Atkinson e i suoi studi contro la disuguaglianza

Tony Atkinson è stato uno dei più grandi economisti in senso assoluto del secolo scorso, venuto a mancare quest’anno. Ecco un suo ricordo nelle parole di Andrea Brandolini, capo del Servizio Analisi statistiche della Banca d’Italia, in occasione del Festival del'Economia di Trento: "Tony è stato il mio supervisor alla London School of Economics. È stata una persona di straordinaria umanità e capacità intellettuali fuori dal comune, molto curiosa e con grandissimo rispetto per tutti".
Atkinson ha scritto un articolo nel 1970 "On the measurement of inequality", che, come sottolinea Brandolini, ha rifondato la moderna teoria della misurazione della disuguaglianza della povertà, ed è stato uno degli articoli più citati nella letteratura economica. Contemporanemente scrisse anche “Poverty in Britain and the Reform of Social Security”, (1969), dove univa la sua attenzione per il dato ai risvolti della politica economica, un tratto che lo ha sempre contraddistinto. 
Il grande economista ha sempre parlato di economia per il pubblico: un economista deve spiegare al pubblico perché questo sia in grado di valutare che cosa i governi facciano, in modo tale da renderlo in grado di scegliere tra le varie opzioni politiche.
Alla fine della sua vita, dopo che gli era stato diagnosticato un melanoma, ha lavorato intensamentea sul libro “Disuguaglianza. Che cosa si può fare?” dove partiva dal fatto che le disuguaglianze sono aumentate e si chiedeva quali politiche adottare. In tale ottica, ha proposto 15 misure, tra le quali una più alta tassazione per i più ricchi, una maggior redistribuzione del reddito, impiego pubblico con più garanzie, aumento del potere dei sindacati e uno sviluppo tecnologico guidato dallo Stato.
"Al di là delle singole proposte- sottolinea Brandolini- Tony era consapevole di non riscuotere consenso per le sue teorie ma spingeva per delle proposte alternative, soprattutto per affrontare il problema della disuguaglianza".
Il suo secondo grande contributo è stato un incarico che ha ricoperto per la Banca Mondiale che gli ha chiesto di rivedere le misure è il modo in cui si stima la povertà globale: Atkinson ha proposto come misurare in futuro la povertà globale, confermando alcune cose scelte dalla Banca Mondiale, ma invitando anche la stessa a riflettere su quello che i singoli paesi fanno, specie relativamente ai diversi concetti di povertà usati.
Oltre al tema della disuguaglianza, l’altro aspetto che collega Tony al Festival dell'Economia di quest'anno è la dimensione multidimensionale da lui applicata: la povertà ormai riconosciuta da tutti gli esperti, non è solo questione di mancanza di reddito, ma anche di condizioni di salute difficili e di moltre altre variabili.

"Tony ha partecipato al primo Festival dell'Economia dodici anni fa e lo interpretava come un fortissimo momento di sollecitazione del dibattito di consapevolezza del cittadino e delle persone sulle politiche-conclude Brandolini- E' tornato due anni fa per discutere del suo libro il suo libro “Disuguaglianza. Che cosa si può fare?" dedicato agli uomini e alle donne del Servizio sanitario nazionale inglese, in quanto lui era un grande sostenitore del Servizio Sanitario Nazionale e delle politiche pubbliche contro la povertà e per l'emancipazione delle persone".

 

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