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Un terzo del lusso mondiale è made in Italy

 Un terzo del lusso mondiale è made in Italy
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Tra i primi 75 gruppi mondiali del lusso ben 23 sono italiane: questo è il dato emerso dallo studio pubblicato da Deloitte «Global Powers of Luxury Goods», raggiungendo un fatturato complessivo di oltre 170 miliardi di dollari. Con una quota di mercato internazionale pari al 18%, l’Italia si posiziona dietro alle 11 società francesi che hanno il 27,4% di quote di mercato e le americane, diciassette per l’esattezza, si collocano in una via intermedia, al 24,1%.
Nella top 10 italiana primeggia Luxottica Group (prima italiana al quarto posto a livello globale), a seguire Prada (n. 14 nel mondo), Giorgio Armani (20ma), Only the brave (23ma), Max Mara fashion group al 26esimo, seguita da Ermenegildo Zegna, Safilo group, Salvatore Ferragamo. Per finire con Tod’s, 32esima in classifica e Dolce &Gabbana 33esima. La classifica Deloitte vede al primo posto il colosso francese Lvmh con un fatturato di oltre 21 miliardi di dollari (15,4 mld di euro) realizzato nel 2012 nella vendita dei beni di lusso. Al secondo posto la svizzera Richemont e al terzo l'americana Estèe Lauder. Al quarto posto l'italiano Luxottica cui fanno compagnia, tra i primi italiani in classifica, Prada, Giorgio Armani e Only the Brave. Il primo gruppo italiano, Luxottica è al quarto posto con un fatturato superiore a 9 miliardi di dollari (6,6 mld di euro). «Da un punto di vista geografico, Francia, Italia e Svizzera hanno segnato una forte crescita nelle vendite di beni di lusso nel 2012-afferma  Patrizia Arienti, Emea fashion & luxury leader di Deloitte-In particolare Francia e Svizzera hanno avuto un tasso di crescita rispettivamente del 19,4% e 14,5%, superiore alla crescita media dei 75 gruppi analizzati (12,6%). Il tasso di incremento registrato dai gruppi italiani, invece, è pari a 12,4%, coerentemente con la media delle Top 75 ma con alcune realtà quali Prada, Ferragamo e Moncler con aumenti al di sopra della media del paese e paragonabili alle crescite registrate dai colossi d’Oltralpe. E conclude: «Tenendo conto del periodo economico le aziende di beni di lusso hanno registrato risultati migliori rispetto a quelle specializzate in prodotti di largo consumo. Ci aspettiamo un’ulteriore ripresa delle economie sviluppate, mentre permangono alcuni rischi legati ai mercati emergenti: tutto dipenderà dalla crescita economica ma soprattutto da fattori quali i flussi turistici, la tutela della proprietà intellettuale, la propensione dei consumatori al risparmio e il cambiamento nelle dinamiche di distribuzione del reddito».
In alto a destra è possibile scaricare il pdf del rapporto completo. 

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