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Università e carriera: come cambia il gap di genere?

Rispetto a tre anni fa i laureati presentano livelli occupazionali più alti e la differenza di genere è diminuita: oggi lavorano l’83% dei laureati intervistati e l’80% delle laureate. Nel 2014 risultavano occupati l’80% degli uomini contro il 73% delle donne. Questi sono solo alcuni dei dati che emergono dal rapporto 2017 “Giovani laureati in cammino tra università e carriera”, giunto alla sua quarta edizione, realizzato da Future Manager Alliance e che analizza aspirazioni e percezioni di un campione di 1000 laureati italiani a distanza di 4 anni dal conseguimento della laurea.
Le donne si laureano prima e con voti più alti. Il 64% (contro il 55% degli uomini) consegue il titolo di studio “in corso”. Il 57% circa si laurea con 110/110, percentuale che scende al 54% tra gli uomini, è aumentato il numero di laureate in ingegneria, pari al 30% degli iscritti, come anche la percentuale di ragazze che ha fatto un’esperienza Erasmus. 
Cosa accade una volta terminato il percorso universitario? Il 44% dei laureati trova il primo impiego a meno di un mese dalla data di laurea, contro il 37% delle laureate. Il 14% degli uomini lo trova dopo più di un anno contro il 17% delle donne.
Una volta dentro al mercato del lavoro, i laureati mantengono più a lungo la prima occupazione, tanto che il 48% di loro, a distanza di quattro anni, lavora ancora nella realtà in cui ha iniziato la carriera. Una quota che appare molto più bassa sul versante femminile, dove non si supera il 33%.

A quattro anni dalla laurea, il 35% delle donne guadagna meno di 1.000 euro, contro solo il 19% degli uomini. Il gap di genere si avverte maggiormente a distanza di alcuni anni dall’entrata nel mercato del lavoro: gli uomini fanno più carriera, infatti vi sono più quadri e dirigenti tra gli uomini che donne, di conseguenza le retribuzioni sono diverse: il 37% dei laureati guadagna tra i 1.500 e i 2.000 €, contro il 15,8% delle laureate. 
Anche nei contratti la differenza c'è: quello a tempo indeterminato è per il 55% per gli uomini, contro il 40% delle donne. Così come il part-time, più diffuso tra le laureate.
Quali sono allora le percezioni rispetto a tale situazione? Per l’84% delle intervistate uguali possibilità di avanzamento esistono raramente o addirittura non si concretizzano mai. 
La prima causa di discriminazione per la maggior parte degli intervistati di entrambi i sessi è la maternità che viene vista come un ostacolo. La seconda motivazione indicata è la percezione di vivere ancora in una società maschilista, dove sono ancora molto forti gli stereotipi negativi nei confronti delle donne. Nonostante le difficoltà le ragazze nutrono grande fiducia nel futuro, infatti il 92% delle laureate ha fiducia nelle proprie potenzialità e il 12% è certa che farà carriera. 

 

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